Ritirata!
La ritirata è sempre un’opzione seducente e talvolta sensata; ma l’uscita dall’Euro, che demagogicamente viene evocata in ogni momento di difficoltà, è sbagliata non solo sotto il profilo matematico-finanziario legato all’impennarsi dei tassi d’interesse e del costo della vita. Oltre ad essere, di fatto, quasi fantascientifica, è sbagliata soprattutto sotto il profilo simbolico. Perché uno dei problemi del Paese è precisamente l’essersi affidato per decenni ad un export legato a bassi costi del lavoro e alla svalutazione della moneta. E’ questa la condizione cui i demagoghi della ritirata vorrebbero tornare? L’arretratezza di alcuni dei nostri settori produttivi è precisamente dovuta al fatto che gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati per decenni resi superflui da posizioni di debolezza monetarie, legislative e retributive. I vincoli imposti dall’Euro, fra cui precisamente l’impossibilità di svalutazione, vanno invece essere intesi (oggi più che mai) come opportunità per ripensare aggressivamente e rilanciare sul lungo periodo la produzione italiana – evitando l’errore greco di agganciare semplicemente un intero paese al bocchettone dei finanziamenti europei. I cantori dell’autarchia e del “padroni a casa nostra” si scordano sempre di ricordare come quando sei “padrone a casa tua” è assai più facile trascurarne la manutenzione rispetto a quando condividi una casa con altri.Redazione

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