• La Fonderia Pontificia Marinelli. Quando la storia diventa anche valore economico

    Le campane sono uno dei segni della tradizione italiana, quella dei campanili, degli artigiani-artisti e della chiesa che scandiva, anche con le campane, i ritmi del tempo, della vita, del lavoro, della preghiera, della morte. Le campane oggi testimoniano, come e più delle mura delle chiese e dei palazzi (anche perché le campane resistono molto meglio a distruzioni, terremoti, guerre), i secoli, la devozione (sono bellissime le incisioni sulle campane, che dicono la tradizione e la fede delle comunità), le identità e il genio dei territori e dei luoghi.

    La fonderia Pontificia Marinelli di Agnone (Molise) produce campane dal Duecento, e l’azienda ha conservato la continuità familiare attraverso otto secoli. Oggi, dice il titolare Armando Marinelli, continua a fabbricare campane “per passione”, la stessa passione che li ha spinti a dar vita ad  un “museo della campana”.

    Nella Fonderia Marinelli ci sono molti elementi dell’italianità generativa.

    Innanzitutto far della storia anche un punto di forza aziendale: la valorizzazione del grande, in questo caso straordinario, patrimonio storico diventa fattore di identità imprenditoriale e di valore aggiunto del prodotto. Il “fare campane come si facevano un tempo” diventa fattore di innovazione oggi, poiché – come accade in molto made in Italy nei settori del cibo, dell’artigianato, del turismo – quando si acquista un bene si compra anche la storia, una storia che, come ricordava Manzoni per il coraggio, se non ce l’hai non puoi dartela da solo. Ecco quindi il valore, culturale ma anche direttamente commerciale, del museo, una idea innovativa e creativa, che non va letta tramite il paradigma “filantropico” del capitalismo Made in US, ma come un’espressione di quell’intreccio tra storia, economia, arte e territorio che, quando c’è, fanno il Made in Italy capace oggi di futuro.

    Ecco perché chi acquista una campana Marinelli acquisisce un “experience good”, un bene di esperienza, poiché il valore economico del bene-merce è solo una parte del valore globale dell’esperienza che si fa prima, durante e dopo averlo acquistato, che è fatta di simboli, di liturgie (visitare le fonderie, gli odori, gli strumenti), di storia appunto. Il Made in Italy è generativo quando, come la Marinelli, si riesce a vendere non solo merci ma beni che dicono molto di più di un rapporto qualità-prezzo, perché raccontano secoli di storia incorporata nel prodotto, un valore che eccedente rispetto al prezzo che si paga, poiché è in buona parte un bene comune. Ma quando un’impresa, come la Marinelli, riesce a far vedere oltre il prezzo questo valore invisibile ma realissimo, allora il Made in Italy è capace di futuro.

    Luigino Bruni