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    Idee per una nuova politica

    L’Indice di Sostenibilità FEEM 2011

     

    Sviluppo economico e sviluppo sostenibile: legame o contrapposizione?

    Fin dalla prima definizione di sviluppo sostenibile nel 1987 ad opera della Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo (“uno sviluppo capace di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere il soddisfacimento delle necessità delle generazioni future”), ci si è posti il problema di quanto il concetto di benessere potesse essere implicito nel concetto di crescita economica. Quest’ultimo, generalmente misurato dal Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite, non considera tipicamente le altre sfere che possono contribuire alla determinazione del livello di benessere di un popolo. In primis, la dimensione sociale e quella ambientale.

    La nozione di sviluppo sostenibile rappresenta il superamento del criterio del PIL come misura del benessere, accorpando in una le varie componenti in gioco e considerando anche l’equità intergenerazionale. Tuttavia, tale nozione è rimasta nel tempo molto vaga. Questo ha creato, da una parte, confusione sul concetto stesso di sostenibilità, con prevalenza dei diversi aspetti a seconda dei casi. Dall’altra, ha reso difficoltoso il passaggio da una rappresentazione qualitativa ad una quantitativa, mirata a supportare l’attuazione di politiche per la sostenibilità potendo meglio valutarne il complesso delle conseguenze derivanti dalle stesse.

    Sebbene vi sia intesa sulle principali aree tematiche della sostenibilità (economia, società, ambiente ed istituzioni), non esiste una lista di indicatori esauriente e pienamente condivisa a livello internazionale. Altrettanto controversa è la questione degli indici, ottenuti aggregando tra loro diversi indicatori. Tale approccio, pur implicando una perdita di informazioni e l’introduzione di una componente di soggettività implicita nella definizione dei pesi, genera uno strumento sintetico di grande impatto comunicativo. Gli indici finora esistenti danno una visione parziale della sostenibilità, non considerando tutte le sue componenti.

    L’indice di Sostenibilità FEEM 2011: metodologia

    Allo scopo di rispondere all’esigenza di dare una misura tangibile della sostenibilità, la Fondazione Eni Enrico Mattei propone da qualche anno una propria definizione di sostenibilità su scala mondiale, innovativa per quanto riguarda la composizione dell’Indice aggregato (FEEM SI – Sustainable Index), l’approccio per la misurazione della sua evoluzione nel tempo e la metodologia di aggregazione dei diversi indicatori nell’Indice aggregato.

    Nella versione più recente (www.feemsi.org), il FEEM SI è composto da 19 indicatori aggregati per aree tematiche (PIL pro capite, fattori di crescita economica, fragilità del sistema economico, densità, benessere, vulnerabilità sociale, qualità dell’area, sistema energetico e dotazione di risorse naturali) fino a giungere alle tre principali componenti della sostenibilità: economia, società e ambiente.

    Gli indicatori sono generati all’interno di un modello dinamico di equilibrio economico generale, ICES-SI, che rappresenta l’economia mondiale. Questo fornisce una cornice internamente coerente per valutare la sostenibilità passata e presente, facendo emergere i potenziali trade-off tra le sue componenti. Il modello consente inoltre di calcolare il valore degli indicatori fino al 2020, date specifiche assunzioni sulla crescita mondiale.

    Gli indicatori ottenuti dal modello vengono poi ricondotti ad un’unica unità di misura (normalizzati), considerando obiettivi riconosciuti internazionalmente o “best practices”, ed infine aggregati con una metodologia non lineare che tiene conto delle interazioni fra gli stessi e delle valutazioni di soggetti esperti.

    L’indice di Sostenibilità FEEM 2011: principali risultati

    Ai primi posti della classifica del 2011 ci sono le nazioni scandinave, dell’Europa Centrale (Svizzera ed Austria) ed il Canada, caratterizzate tutte da una buona performance in ognuna delle tre dimensioni considerate. Africa e soprattutto Asia occupano le posizioni più basse della graduatoria. Cina ed India sono agli ultimi due posti: il crescente sviluppo economico degli ultimi anni non ha comportato, per il momento, un miglioramento della dimensione ambientale (Cina) e sociale (India), rispettivamente. L’Italia si attesta al 25° posto, con una performance peggiore della maggior parte dei paesi industrializzati in Europa e nel Mondo specialmente per quanto riguarda la componente economica.

    Nello scenario di base, calibrato sulla base delle assunzioni più recenti ed accreditate sulle principali variabili macroeconomiche su scala mondiale, la situazione rimane sostanzialmente inalterata fino al 2020. China e India riducono il gap con le altre economie in transizione o sviluppo, ma restano ancorate agli ultimi posti anche nel 2020. L’Italia guadagna qualche posizione grazie ad un previsto miglioramento della struttura economica ma rimane lontana dalle altre economie industrializzate.

    E’ importante notare che a livello globale, a fronte di un miglioramento costante del prodotto mondiale lordo, la sostenibilità diminuisce leggermente, evidenziando le forti contrapposizioni dello sviluppo economico nel prossimo futuro.

    A tal fine, sono stati considerati tre differenti scenari connotati dall’introduzione di specifiche politiche orientate a migliorare la sostenibilità futura: a) Sociale (aumento spesa in istruzione e sanità nei paesi in via di sviluppo coerente con il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio definiti dalle Nazioni Unite); b) Ambientale (riduzione delle emissioni climalteranti dei paesi sviluppati e maggiore efficienza nella gestione delle risorse idriche in tutto il mondo); c) Composita di “Sviluppo Sostenibile” (SD) che include le precedenti aggiungendo un sussidio a Ricerca e Sviluppo nei paesi sviluppati con conseguente trasferimento tecnologico a favore dei paesi in via di sviluppo.

    A livello mondiale, l’impatto negativo della Politica SD sul pilastro economico, determinato evidentemente dal costo delle politiche, viene più che compensato dal miglioramento delle performance sociale ed ambientale, dando così luogo ad un miglioramento della sostenibilità mondiale nel 2020 rispetto allo scenario di base. E’ interessante notare che quest’effetto è comune alle Politiche Sociale ed Ambientale. La grande differenza è che la politica SD determina anche un miglioramento del PIL mondiale. L’effetto congiunto delle politiche Sociale ed Ambientale, in aggiunta allo stimolo su ricerca e sviluppo, comporta una maggiore efficienza del sistema economico determinando sia un miglioramento del PIL che del benessere.

    Per quanto riguarda l’Italia, sia la Politica Ambientale che SD producono un miglioramento dell’indice FEEM SI 2011 intorno al 2% rispetto allo scenario di base (mentre la sociale non ha influenza, non interessandola direttamente). Il costo in termini di PIL pro capite è di poco inferiore all’1%. Questo è, però, più che compensato dal miglioramento del pilastro ambientale di oltre il 6%, grazie alla riduzione delle emissioni ed il maggiore utilizzo di energie rinnovabili. E’ interessante notare che, nel caso della Politica SD, il pilastro economico anziché decrescere aumenta dello 0,2% rispetto allo scenario di base, beneficiando del maggior investimento in Ricerca e Sviluppo.

    L’indice di Sostenibilità FEEM 2011: potenziali contributi per il futuro

    L’indice di sostenibilità FEEM SI è uno strumento di complessa derivazione, ma al tempo stesso molto efficace per monitorare i progressi verso uno sviluppo sostenibile e valutare le politiche più appropriate in questa direzione.

    Le peculiarità del FEEM SI sono la metodologia di aggregazione che considera le interazioni tra indicatori, rispecchiando al meglio la definizione di sostenibilità; l’approccio modellistico che permette di proiettare gli indicatori nel futuro e di avere un’immagine dinamica ed integrata della sostenibilità; la duttilità nel rappresentare gli impatti sulla sostenibilità di diverse politiche.

    Dalla versione 2011 del FEEM SI emerge come una Politica Composita di Sviluppo Sostenibile, con interventi sulle dimensioni economica, sociale ed ambientale, sia in grado di risollevare le prospettive di sviluppo sostenibile globale.