Generare speranza: Note su BCC Mediocrati
Ci sono aree della nostra Penisola che sembrano aver mai conosciuto la speranza: una di queste terre é la montagna calabra. Tutta la storia di questo territorio da 100 e passa anni a questa parte ce lo dimostra: lo ricordano sbiadite fotografie d’altri tempi che ritraggono folle di diseredati accalcati sulla banchina dei porti, con pochi stracci addosso, in attesa di un passaggio verso l’America; lo dicono oggi i pittoreschi paesi abbarbicati come presepi sulle coste dei monti e abitati solo da anziane persone con sul volto il segno della fatica di vivere, lo dicono i campi abbandonati ad una natura prepotente e selvaggia e lo dicono, purtroppo, i tentacoli tenaci di una criminalità che si infila ovunque.
Ma la speranza non può scomparire: virtù “teologale” spesso dimenticata rappresenta la condizione stessa della vita di uomo. Senza di essa il futuro appare avvolto in una nebbia oscura, non degno di essere preso in considerazione perché privato di quella progettualità che è naturalmente radicata nel cuore umano. La speranza però va coltivata e lo può essere più facilmente quando, nel mezzo della situazione più difficile ingenerata da una crisi esterna che si assomma ad un permanente stato di difficoltà, si ergono uomini come Carlo de Cardona o come Luigi Sturzo, che indicano “ ai liberi e ai forti” una strada da seguire.
Quei ‘liberi e forti’ possono essere le giovani generazioni del mezzogiorno, forgiate da difficoltà esistenziali prima che materiali fin dalla tenera infanzia, pronte quindi, se ben guidate, a diventare lievito per la loro terra.
Così ha fatto e sta facendo la Banca di credito cooperativo di Mediocratiche con le iniziative che vengono illustrate da questo video dimostra concretamente la volontà di essere banca differente. “Non deve essere il territorio a chiedere, ma la banca ad offrire il territorio quello di cui questo abbisogna”. Questa frase del presidente Nicola Paldinofornisce la chiave di lettura di tutta l’iniziativa: l’antica cassa rurale e l’attuale credito cooperativo che ne è l’erede naturale, non è uno strumento atto a creare ricchezza per se stesso. La sua funzione, rispetto a quella delle imprese d’altra natura, è esattamente rovesciata: il suo scopo primario è quello di mettersi al servizio dei soci e del territorio senza nulla chiedere in cambio.
E se, le esigenze secolari del territorio sono quelle di fornire germi di speranza, la Banca non esita a rivolgersi agli agenti possibili della speranza di ogni luogo: quei giovani che tutti dicono di voler aiutare a costruirsi un futuro, ma ai quali la nostra società perlopiù chiude ogni porta.
Sono i giovani dipendenti della banca che, dotati di una preparazione tecnica di alto livello, aiuteranno il personale meno giovane e provvisto di esperienza, a muoversi meglio tra i meandri della complicata finanza dei giorni nostri, sono i giovani imprenditori, specie quelli impegnati nei settori innovativi “ad alta intensitàdi capitale umano”, sono i giovani soci che sono chiamati ad accogliere un testimone identitario molto particolare, sono i giovani che rinunciano a cercare fortuna altrove per contribuire al “risorgimento” della propria piccola patria.
Si tratta solo di semi, forse, ma solo dal semepuò nascere il frutto.
Un esempio, quello cosentino, che può essere emulato anche altrove e che (non solo nel Mezzogiorno d’Italia) può generare speranza.
Pietro Cafaro


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