Le famiglie aiutano la famiglia, una proposta concreta
di Vincenzo Bassi in Idee
Il microcredito per gli investimenti familiari
“The Sustainable Demographic Dividend: What do Marriage & Fertility have to do with the Economy?”[1] è il titolo dello studio presentato dal The Social Trends Institute[2], secondo cui il successo a lungo termine dell’economia moderna cresce o diminuisce con la famiglia.
Le ragioni sono semplici:
- i bambini cresciuti in famiglie di coppie unite e sposate hanno più probabilità di acquisire il capitale umano e sociale di cui hanno bisogno per diventare lavoratori produttivi e ben adattati.
- gli uomini sposati stabilmente lavorano e guadagnano di più e meglio rispetto ai loro coetanei non sposati.
- le nazioni che desiderano godere di una crescita economica più robusta e stabile nel tempo e uno stato di assistenza sociale perseguibile devono mantenere il tasso di fertilità sostenibile di almeno due figli per donna.
- i settori chiave dell’economia moderna – dai prodotti per la casa, alle assicurazioni e ai generi alimentari – hanno maggiori probabilità di profitto quando uomini e donne si sposano e hanno figli.
La conclusione da trarre è molto chiara: imprese, governi, società civile e semplici cittadini farebbero bene a mettere al centro delle varie iniziative le famiglie, i loro interessi e bisogni, perché dalle famiglie dipende la ricchezza delle nazioni così come le prestazioni di ampi settori dell’economia moderna.
Mettere al centro le famiglie significa rafforzare le famiglie e la loro capacità di produrre ricchezza in termini patrimoniali e di capitale umano.
Cosa fare in concreto?
Le proposte sono tante e non sempre è necessaria la politica per attuarle.
Sotto il versante dell’accesso al credito, per esempio, possono intervenire direttamente le famiglie, autorganizzandosi e stimolando gli istituti di credito a sostenere i c.d. “investimenti familiari”, ovvero quegli investimenti necessari al perseguimento delle proprie finalità.
Il modello dovrebbe ripercorrere l’esperienza dei Confidi (consorzio di garanzia dei fidi), ovvero istituzioni pensate per superare le difficoltà, che le piccole e medie imprese (PMI) dovevano affrontare per accedere a fonti di finanziamento esterne.
È noto infatti che la nascita dei Confidi rappresenta la risposta “solidaristica” alle condizioni del mercato dei capitali che si facevano sempre più difficili per le PMI nei momenti di crisi congiunturali.
La ragione di questa analogia tra le PMI e le famiglie è presto detta.
La famiglia ha tradizionalmente potuto far fronte ad alcune delle proprie finalità, come la cura dei propri membri (autosufficenti e non), la crescita e la formazione dei figli attraverso una struttura familiare allargata e “solidale”, (i) organizzata con una specifica ripartizione di competenze e del lavoro, e (ii) finanziata dall’apporto gratuito dei propri componenti.
Negli ultimi anni la struttura di famiglia come istituzione organizzata per il perseguimento del bene comune dei propri membri sembra essere cambiata.
La famiglia è intesa solo come nucleo familiare ristretto composto esclusivamente da padre, madre ed eventualmente figli.
Quest’allontanamento dal modello di famiglia allargata ha determinato una conseguenza inconfutabile: la famiglia come istituzione duratura, economicamente efficiente e professionalmente organizzata[3] non è più “una grande-impresa”, autosufficiente relativamente al soddisfacimento dei propri bisogni, ma una micro-impresa.
Pertanto, se è vero che in passato poteva essere non rilevante che il mercato (dei beni e dei servizi) riconoscesse alla famiglia la sua natura di soggetto economico e produttivo[4], oggi è imprescindibile che questo riconoscimento abbia luogo.
Se ciò non avverrà, infatti, il sistema bancario continuerà a considerare i finanziamenti alle famiglie, come prestiti al consumo a favore di semplici individui.
Al contrario, invece, occorre garantire un aumento della capacità di spesa mensile della famiglia per investimenti familiari. E ciò si realizzerà permettendo alla famiglia stessa una pianificazione finanziaria come le normali (micro)imprese, con la possibilità di “strutturare” il proprio debito in modo da garantire alla famiglia la possibilità di svolgere le sue funzioni di servizio alla persona senza interruzioni.
Nell’immediato si dovrebbero individuare delle macroaree di investimenti familiari (per esempio istruzione e formazione, assistenza sanitaria e familiare, servizi e beni familiari strumentali, trasporti, home working) e dare finanziamenti alle famiglie (virtuose e affidabili dal punto di vista economico-organizzativo) che sostengono spese rientranti in queste aree.
Questi prestiti dovrebbero assicurare:
- un regime di tassi d’interesse sul modello di quelli riconosciuti agli investimenti aziendali e sul modello dei confidi;
- un rimborso del debito spalmato su tempi medio-lunghi;
- la non attivazione di procedure di segnalazione alla centrale rischi (c.d. CRIFF).
Tuttavia, perché tutti obiettivi si possano realizzare, occorre creare un sistema di vero e proprio microcredito per la singola famiglia che richiede il coinvolgimento di un soggetto terzo rispetto all’erogatore del prestito (Banche o altro ente) e al suo diretto fruitore (la famiglia).
Questo terzo soggetto potrebbero essere le associazioni familiari, che siano in grado di svolgere una funzione di garanzia.
Infatti, la riuscita di un progetto di microcredito dipende dal grado di fiducia che una determinata “comunità” (nel nostro caso le associazioni familiari) ripone nei confronti del soggetto finanziato (nel nostro caso la singola famiglia) – fiducia che costituisce la principale garanzia del soggetto finanziatore (l’istituto bancario). Quest’ultimo, pertanto, non avrà bisogno di altre forme di garanzia (personali o reali, come fideiussioni, ipoteche o pegni).
In pratica, la “comunità” (nel nostro caso le associazioni familiari) assumerà nei confronti della singola famiglia, il ruolo di soggetto controllore che verifica la loro solvibilità potenziale e reale. Se svolgerà il proprio compito in maniera superficiale e non efficiente, allora ciascuna associazione familiare perderà il legame di fiducia con il soggetto finanziatore, e ciò a discapito di tutte le altre famiglie componenti l’associazione stessa. È interesse quindi di ciascuna associazione familiare fare tutto il possibile perché questo legame non si interrompa.
[1] http://sustaindemographicdividend.org.
[2] Si tratta di un istituto internazionale che realizza studi e ricerche sui comportamenti e sulle abitutidini sociali, in collaborazione con diverse università: University of Virginia, Universidad de Los Andes (Chile), University of Asia and the Pacific (Philippines), Universitat Internacional Catalunya (Spain), Universidad de la Sabana (Colombia), and Universidad de Piura (Peru)
[3]A questo proposito si può affermare che la famiglia, proprio perché in possesso in modo continuativo delle caratteristiche professionalità, organizzazione, efficienza economica, può essere definita impresa ai sensi dell’art. 2082 cc.
[4] Infatti, una famiglia ben organizzata “produce” servizi alla persona, e, attraverso proprio l’efficienza della sua organizzazione, può risparmiare risorse, che – come tutte le imprese – saranno destinate a futuri investimenti e in generale alla crescita della famiglia.


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