Gli ingredienti del successo. Quando l’incontro tra giovani talenti ed esperienze senior fa rombare i motori

Redazione

Giovane, anzitutto, poiché di recente costituzione: “Il progetto da cui prende forma è del 2009 su iniziativa dall’Ingegner Piero Ferrari, il figlio del fondatore della Ferrari, con l’idea di dare completezza alla società di progettazione da lui creata 15 anni fa – racconta l’ingegner Andrea Bozzoli, amministratore delegato dell’impresa – “Discutendone insieme è nata l’idea di identificare un’azienda in grado di realizzare quello che veniva progettato. Abbiamo incominciato a cercare una realtà che potesse essere complementare al nucleo progettuale già esistente ma volevamo che fosse in quest’area – un territorio ricco sia di operai specializzati sia dal punto di vista ingegneristico – e volevamo che lavorasse già per la Formula 1 perché pensavamo fosse una referenza, un segno di qualità…

Abbiamo valutato un panel di aziende e alla fine abbiamo acquistato la COXA alla metà del 2010”.Ma la HPE COXA è giovane soprattutto a motivo dell’età media dei suoi dipendenti che si attesta attorno ai 34 anni. L’ingegner Andrea Bozzoli – una lunga e robusta esperienza nel settore – spiega : “Siamo partiti con 72 persone, ora siamo 130 persone. La percentuale di laureati in ingegneria oggi si attesta attorno al 50%, tutti giovanissimi…”La dinamicità dell’azienda è invece testimoniata anzitutto dal più che positivo andamento del suo fatturato: in soli tre anni si è passati dai 9 milioni di euro, ai 15,40 dello scorso anno e si conta per la fine del 2013 di superare i 18. Praticamente un raddoppio. Non male, in tempi di crisi.In HPE COXA la dinamicità si coniuga anche come reattività alle esigenze dei clienti – tra i maggiori nomi del settore sportivo come Ferrari, Maserati, Lamborghini, per citarne alcuni. “Su richiesta di uno dei nostri maggiori clienti abbiamo riprogettato il sistema di apertura delle portiere che presentava problemi di funzionamento… e dopo la progettazione ci è stata affidata anche della produzione…”spiega Bozzoli. Una partenza grintosa, dunque, che si trasforma in strategia vincente di medio-lungo periodo grazie alla scelta di scommettere tutto sull’innovazione e sulle risorse umane.“

Tra gli ingredienti che ci hanno consentito di raggiungere risultati di eccellenza a livello tecnico ed economico ci sono la tecnologia e un investimento convinto e mirato sul capitale umano” – continua l’amministratore delegato di HPE – “I giovani sono uno dei motori del nostro successo. Il maggiore bacino da cui attingiamo le nostre risorse è l’università con cui abbiamo rapporti stabili, continuativi e strutturati. Personalmente insegno ormai da 5 anni. E’ una collaborazione vera, profonda, con gli ordinari e gli associati… Dei nostri ragazzi ben il 75% viene dall’università di Modena, gli altri dai Politecnici di Milano e di Torino in particolare…”

Tecnologia, giovani talenti, infine l’apporto dell’esperienza. E’ questo il terzo ingrediente che ha consentito l’ottimo posizionamento dell’azienda modenese.“Ho una esperienza più che ventennale presso aziende che oggi sono tra i principali clienti di HPE COXA, da Ferrari a Maserati, a CNH… Ho imparato tante cose sul prodotto, sulla produzione, sul commerciale ed ho maturato un convincimento: che è vincente mettere insieme giovani potenziali con persone intelligenti e di esperienza. Facendo in questo modo non si può sbagliare. Non è semplice, ma quando succede si dà vita a un mix dirompente che consente di ottenere grandi risultati!” D – Cosa avete osservato?“E‘ nata una relazione incredibile! I senior scoprono di avere la possibilità di insegnare e trasmettere quello che hanno imparato senza sentirsi in qualche modo depredati, strumentalizzati… Dall’altra parte, i ragazzi capiscono che per loro è una incredibile occasione di apprendimento che ben si innesta sulla loro cultura e i sugli studi. Insomma, si arricchiscono tutti e l’azienda cresce. E’ questo il capitale dell’azienda, ma poi bisogna saperselo tenere. Indispensabile è però avere una visione di sistema, integrata”.

D – Come si inseriscono i senior all’interno della vostra filiera?

“Nel momento in cui abbiamo acquistato COXA e avviata la riorganizzazione da un lato abbiamo trattenuto le persone che erano in grado di seguire la trasformazione e dall’altro immesso sia forze nuove e fresche, sia figure con esperienza che provenivano da altre aziende dell’automotive, gente molto solida. Tanta concretezza, tanto mestiere. Un’altra fetta di senior è costituita da persone già andate in pensione ma che abbiamo convinto a continuare a lavorare per noi.Un esempio. Alla fine del 2011 uno dei nostri maggiori clienti ha necessità di aggiungere un nuovo prodotto in gamma senza riuscirvi con risorse interne. Per caso in casa di colleghi incontro quello che era il capo della sperimentazione di questo gruppo. “Sono in pensione!” – mi dice. Io gli rilancio: “In pensione? Ma vieni a lavorare per noi!” Prima ha nicchiato, poi ci ha concesso un giorno alla settimana… Oggi lavora tutta la settimana ed è contentissimo. Per i giovani ha voluto dire potersi aggregare attorno a questa competenza senior così da rispondere con successo ai bisogni del cliente… Per lui l’opportunità di venire a lavorare in mezzo ai giovani, su un prodotto che conosceva bene… Per l’azienda, un patrimonio!

D – E’ una pratica frequente?Purtroppo no. Bisognerebbe trasferire le grandi esperienze mantenendone dentro l’impresa. Ma anche all’esterno – come è successo a noi – possono nascere buone possibilità di collaborazione e di inserimento.

D – Il sistema Italia è lentissimo a rispondere alle sfide che le trasformazioni demografiche, in primis, e socio-economiche, poi, presentano. Non è poi così lontano il rischio di fratture generazionali tra senior e junior. Sulla base della vostra esperienza, quali indicazioni può suggerire?Il discorso è certamente complesso… Anzitutto distinguerei tra settori. Noi parliamo di un ambito molto evoluto che vede tanta gente in uscita e non se ne cura. Questo io credo sia a volte un limite da parte delle aziende italiane. Capisco bene che ci sia anche un discorso di costi del lavoro. Ma anche da noi – glielo assicuro – il business è presidiato. Però avere delle grandi esperienze e lasciarle andare e non utilizzarle è uno spreco. Allora meglio convogliarle verso nuovi fronti o altre società in modo tale che possano comunque dare un contributo! Le grandi aziende dovrebbero essere dei soggetti con funzioni di reindirizzo, sia delle persone di esperienza che dell’università, cioè relativamente al fronte giovani! Pensi ai dottorati: in Italia non sono considerati! Noi il prossimo anno ne sosterremo due… Ritornando alle persone con grande esperienza, non è pensabile disperdere questo patrimonio. Ecco, questo è quello che abbiamo sperimentato investendo su senior, junior e tecnologia: siamo passati passiamo da 9 a 18. Verranno anche momenti difficili, ma le fondamenta sono salde”. HPE COXA, Investire in formazione per non restare prigionieri della piccolezza

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“Dobbiamo essere in grado di capire ed affrontare il cambiamento e la formazione è e sarà sempre più un nodo cruciale. Abbiamo ideato e realizzato questo appuntamento coinvolgendo anche alcuni dei nostri maggiori clienti che considero a tutti gli effetti dei partner e soprattutto degli amici…” – specifica Bozzoli.

E’ anche in questo modo che la HPE disegna, compone e rinsalda la filiera produttiva che diventa dunque anche una rete epistemica a beneficio della crescita di tutto il territorio.“Sono nel consiglio di una fondazione che si occupa di trasferimento tecnologico dall’università all’impresa e della creazione di nuove imprese. Credo che anche questo sia una dimostrazione di come si possa contribuire allo sviluppo territoriale. Cerchiamo di coltivare i legami con l’università, da un lato, e, dall’altro, tenere vivo il rapporto con il resto della filiera produttiva, con i grandi clienti”. In cantiere c’è già un altro importante progetto dal valore di circa 5 milioni di euro. Si tratta di un investimento importante che consentirebbe all’HPE di andare a completare la propria offerta.“

Noi oggi abbiamo progettazione, simulazione, la parte sul laboratorio. Ora vorremmo introdurre anche la parte di testing. Si tratta di una competenza preziosa e molto richiesta dai nostri clienti e che al momento non viene sfornata neanche dalla università di Modena. Questa potrebbe essere un’ottima opportunità di crescita per lo stesso ateneo. L’idea è quella di realizzare nel nostro stabilimento un centro prove, un laboratorio industriale aziendale collegato con il laboratorio dell’università.”Bozzoli è convinto: “Noi andremo avanti comunque, indipendentemente dai finanziamenti, sebbene è evidente che tutti avrebbero interesse a sostenere il progetto. La finalizzazione è molto chiara, anche nell’ottica dei posti di lavoro che si verrebbero a creare per il territorio… La lentezza delle istituzioni su questo fronte è incomprensibile…”L’AD di HPE COXA è convinto che la migliore strategia in tempo di crisi sia quella di credere ed investire nel futuro: “Oggi è necessario allargare un po’ il perimetro dell’impresa e la sua visuale. Per un’azienda il fatto di fare solo business non è più sufficiente.

Per questo motivo, oltre a continuare ad investire in innovazione, è importante fare networking, essere presenti su più fronti… A qualcuno tutto questo viene naturale ad altri meno, ma credo che se un’impresa non inserisce tutto questo tra le priorità da portare avanti rischia di rimanere prigioniera della piccolezza. Redazione

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