La fondazione di partecipazione. Cos’è e perché piace al non profit

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Intervista all’Avvocato Donato NittiCos’è una fondazione di partecipazione? L’ordinamento italiano prevede le associazioni e le fondazioni, persone giuridiche di diritto privato che, alle condizioni stabilite dalla legge, possono acquisire personalità giuridica. Questa comporta la perfetta separazione tra il patrimonio dell’ente e quello dei soggetti che lo hanno costituito e ad esso partecipano. In mancanza del riconoscimento, entrambi gli enti presentano una più semplice soggettività giuridica (attitudine ad essere titolari di diritti e obblighi). Il tratto fondamentale delle fondazioni è l’elemento patrimoniale, mentre quello delle associazioni è l’elemento personale.

Nella fondazione, il fondatore è un unico soggetto che destina un patrimonio ad un certo scopo; nell’associazione i fondatori sono necessariamente più di uno e il patrimonio rileva soltanto ai fini dell’ottenimento della personalità giuridica. La fondazione di partecipazione non è regolata dal codice civile, ma è stata ideata a metà degli anni Novanta dalla prassi come sintesi in un unico ente dell’elemento patrimoniale delle fondazioni con quello personale delle associazioni: all’atto di dotazione del patrimonio si aggiunge la partecipazione di soggetti pubblici e privati che condividono gli scopi dell’ente.

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Quali sono le caratteristiche più interessanti di questa configurazione? Anzitutto, il fatto che uno o più fondatori originari individuano lo scopo dell’ente e destinano un patrimonio al perseguimento di esso: la FdP è una fondazione, per cui l’elemento patrimoniale continua ad essere il centro di gravità del sistema, attorno al quale nasce e si sviluppa la vita dell’ente.

Poi la possibilità di prevedere fondatori successivi, allargando il numero dei fondatori per riconoscere l’importanza di apporti patrimoniali che si aggiungono nel tempo e generano un continuo flusso di risorse utile alla vita dell’ente. Trattandosi di un ente non-profit, questa possibilità consente una maggiore dinamicità delle fondazioni tradizionali. Infine la dinamicità della FdP, amplificata dalla possibilità di creare categorie di partecipanti che sostengono la vita dell’ente con modalità diverse dall’apporto patrimoniale. È una caratteristica particolarmente interessante, poiché consente la condivisione degli scopi dell’ente anche con chi desideri mettere a disposizione risorse non facilmente quantificabili sul piano economico ma certamente rilevanti su quello culturale e sociale.

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La fondazione di partecipazione può essere una “buona forma” per la gestione dei beni comuni? Forse addirittura può essere la migliore. La sintesi tra elemento patrimoniale, necessario per sostenere economicamente ogni attività, ed elemento personale, fondamentale per l’operatività concreta delle organizzazioni, consente infatti a chi possa apportare risorse economiche di farlo, e a chi non possa di contribuire con elementi altrettanto importanti quali tempo, capacità e professionalità.Donato Nitti è dottore di ricerca in diritto privato comparato. Avvocato, si occupa di proprietà intellettuale, commercio internazionale e reti di imprese. Ha fondato lo studio legale Nitti & Associati, con sedi a Firenze e, dal 2014, a Shanghai, Cina.

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