Il servizio civile regionale della Liguria: un dono che fa crescere tutti

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    Genova

Redazione

Con la LR 11 del 2006, la Liguria decide di investire sul proprio futuro attraverso la sperimentazione di un nuovo sistema regionale di servizio civile. Grazie ad un’alleanza forte tra più attori sociali – dalle istituzioni alle associazioni di volontariato attive localmente – si dischiude, per quote di popolazione giovanile escluse tradizionalmente dai canali nazionali, di accedere ad un'esperienza che è insieme di crescita individuale e di sviluppo comunitario.

Nel 2006, anno che vede il trasferimento dallo Stato alle Regioni le competenze legate al Servizio civile nazionale per gli enti rientranti nell’albo regionale, la Liguria approva la LR 11 “Istituzione e disciplina del sistema regionale di servizio civile”.

Perché investire nell’ampliamento del Servizio Civile? Per quale ragione puntare sulle politiche giovanili in una regione come la Liguria connotata dal più alto tasso di ultrasessantacinquenni sulla popolazione residente di tutta la Penisola?

Le tracce della generatività partono proprio dalla preoccupazione di legare assieme – in un quadro di crescente frammentazione e eterogeneità sociale - passato, presente e futuro, grazie ad un’azione di natura educativa diretta alle nuove generazioni e a nuovi gruppi sociali, ma destinata a ricadere in modo benefico sull’intera popolazione.

Le novità dell’iniziativa ligure che è da considerarsi complementare al Servizio Civile Nazionale sono molteplici. Anzitutto, essa amplia la base dei destinatari, rivolgendosi a popolazioni finora escluse dalla legge nazionale: a) giovani a partire dai 16 anni frequentanti la scuola secondaria superiore; b) ragazzi sottoposti a regime di restrizione della libertà personale che stanno scontando una pena e che sono seguiti dal Ministero di Grazia e Giustizia attraverso gli uffici UEPE e USSM (InclusiOne); c) giovani dai 18 ai 29 anni anche non sono in possesso della cittadinanza italiana, a rischio di esclusione sociale.

Un ulteriore aspetto di differenziazione concerne la flessibilità della proposta. Diversamente dal servizio nazionale, quello regionale può avere una durata massima di tre anni. Inoltre, esso permette di conciliare frequenza scolastica e studio con le attività legate al servizio, i cui tempi vengono concordati ad hoc tra volontario ed ente nel quale il servizio si svolge.

Un’altra peculiarità del progetto ligure consiste nell’aver sostituito l’erogazione di somme in denaro con benefit di varia natura (come i buoni per la formazione o i mezzi di trasporto).

Il fine della LR 11 è quello, duplice, di integrare valorizzando. L’integrazione si esprime nel facilitare – attraverso la possibilità offerta a gruppi a rischio di marginalità o di autoesclusione di sperimentare un’esperienza concreta di partecipazione, corresponsabilità, solidarietà - l’inserimento consapevole dei giovani in qualcosa di più grande, la società civile, locale e nazionale. La valorizzazione si esplicita anzitutto nello stimolare la messa in gioco personale dei ragazzi, che volontariamente donano il loro tempo e il loro saper fare relazionale, dentro progetti appositamente strutturati. Ciò avviene grazie ad un accompagnamento educativo forte, una progettazione lungimirante e capace, un coordinamento tra istituzioni e società civile efficace. Tale processo di produzione di valore si traduce non solo in una maturazione umana, sociale e civica (talvolta anche professionale) dei giovani coinvolti, ma in un bene diffuso che si estende alle persone beneficiarie dell’intervento, ai loro pari, alle loro famiglie, all’intera società. Interesse personale e interesse sociale coincidono qui perfettamente.

Il servizio civile regionale si connota quindi come una palestra di cittadinanza attiva, di irrobustimento del legame sociale, di crescita identitaria e, non raramente, come un test utile nella scelta del proprio percorso futuro. In molti casi l’adesione al servizio sociale regionale conduce a quello nazionale, altrove nella scelta di una professione nel campo dell’aiuto sociale.

Ancora una volta il successo di un’iniziativa legislativa è riposto nella sintonia e convergenza tra le sfere politico-istituzionali, amministrative, della società civile. Nel caso esaminato, un ruolo fondamentale è stato svolto dalla complessa infrastruttura organizzativa creata ad hoc: dalla Consulta Regionale per il Servizio Civile, alla Conferenza Ligure degli Enti di Servizio Civile, dai Centri per il Volontariato ai Tavoli provinciali, fino alle singole realtà di volontariato sparse sul territorio. Essa ha costituito un potente connettore tra il piano delle istituzioni e quello della vita quotidiana delle persone, tra il piano nazionale e quello locale, tra progettazione e attuazione, tra sperimentazione e valutazione.

L’esperienza della Regione Liguria, nonostante gli indubbi successi, la competenza e la passione delle persone e degli enti coinvolti, deve però fare i conti con una quadro nazionale complesso, all’interno del quale il futuro del Servizio Civile appare oscurato da tante incognite. Nel 2011, a seguito dei tagli di bilancio, il Fondo nazionale del servizio civile godrà di finanziamenti sensibilmente ridimensionati, e una spesa non maggiore è prevista per gli anni 2012 e 2013. Ciò significherà ridurre notevolmente il numero dei volontari, sebbene le domande di accesso continuino a mantenersi elevate (secondo fonti Cnesc, la Conferenza nazionale degli enti di servizio civile, sarebbero circa 100.000 i giovani che chiedono ogni anno di prestare servizio civile).

Per ulteriori informazioni
www.regione.liguria.it
www.clesc.it

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