Torino progetto speciale periferie: la periferia al centro

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Redazione

Siamo alla fine degli anni ’90. Le città italiane incominciano ad avvertire con crescente preoccupazione gli impatti di trasformazioni epocali che ne destabilizzano gli equilibri economici e gli assetti sociali. Torino, in particolare, si trova a fare i conti con la crisi della tradizione vocazione industriale e con una crescente frammentazione urbana. Coraggiosamente, anticipando una strada che altre metropoli seguiranno, in Italia e all’estero, il capoluogo piemontese si interroga sul destino delle sue “periferie” – quei pezzi di città che, rimaste marginali rispetto alle maggiori risorse che investono il centro, finiscono per non sentirsi più parte di qualcosa di più grande - intuendo come la questione non sia evidentemente solo “urbanistica”, bensì anche sociale e culturale.

La concomitante apertura di una stagione di bandi europei sul tema della riqualificazione urbana consente alla città di Torino, all’interno della cui amministrazione comunale sono andate maturando interessanti convergenze tra sensibilità tecniche e politiche, di accedere a contributi cospicui, i quali fanno poi da volano alla messa in gioco di ulteriori risorse istituzionali e private.

Nasce così il Progetto Speciale Periferie che si traduce in una articolata sequenza di azioni a carattere strutturale, infrastrutturale e sociale che andranno ad impattare positivamente su una superficie corrispondente a circa il 15% del territorio comunale coinvolgendo circa 150.000 abitanti.

La logica che guida l’intervento è chiara: riqualificare una città non può limitarsi ad un restauro architettonico e urbanistico, e neppure ad una implementazione di nuovi servizi. Occorre, piuttosto, ridare senso e valore all’identità locale, riagganciando le periferie alla città. E’ un lavoro dal basso – con gli abitanti - e dall’interno – dentro i territori. Gli operatori sociali che si pongono come accompagnatori e orientatori del processo, mentre mediano le trasformazioni fisiche – dagli spazi verdi alla piazza -, lavorano sul concetto di cittadinanza, sull’idea di appartenenza locale, sulla partecipazione.

Recuperate e formate a questo stile di lavoro figure già inserite nell’organico comunale, prende avvio un complesso ma affascinante gioco di squadra che genera un’inedita convergenza di competenze e saperi differenti. E’ una nuova metodologia di intervento che può essere messa a valore prodotto.

La discesa sul campo non è però priva di ostacoli. Emergono da principio sfiducia e pessimismo nei confronti di un’istituzione che si percepisce lontana, ma piano piano gli atteggiamenti degli abitanti delle periferie mutano: prende avvio all’esperienza dei tavoli sociali; si assiste al personale coinvolgimento dei residenti delle periferie alla co-progettazione e co-gestione delle attività; da parte degli abitanti si assiste ad un segnalare criticità e un proporre soluzioni, con un risvegliato senso di cura per il proprio spazio di vita rinnovato e abbellito; ci si educa al reciproco ascolto nella definizione di scelte il più possibile condivise.

E’ come ritessere una tela strappata. Nessun luogo è lontano, niente è più periferia.

Il volto di Torino cambia – compaiono nuove piazze, aree verdi, edifici riattati - ma soprattutto sembra mutare il legame con la città da parte dei suoi abitanti.

Certamente quel periodo fu per alcuni versi eccezionale grazie all’afflusso di importanti finanziamenti regionali, ministeriali ed europei, oggi impensabili. Tuttavia la straordinarietà dell’esperimento consentì di testare alcune pratiche e di ipotizzarne l’ordinarietà: l’inscindibilità di un intervento urbanistico da un accompagnamento sociale e culturale; l’importanza di allestire spazi di partecipazione attiva della cittadinanza; la necessità di tenere alto il livello di integrazione tra i territori e le popolazioni alimentando il senso di appartenenza alla città; la funzionalità dell’azione per progetti e l’intersettorialità da parte dell’Amministrazione Pubblica.

Le periferie torinesi toccate dal Progetto Speciale Periferie ne portano ancora il ricordo. Minore è stata la vandalizzazione degli interventi. Rimangono attivi i tavoli sociali e sono sorti nuovi tavoli che vedono coinvolti i giovani. Dentro i territori continuano ad operare numerose realtà di natura associativa per la cura e la promozione del quartiere. L’esperienza torinese, a lungo studiata all’estero, è stata assunta a modello della riqualificazione di molte città dell’ex Europa dell’Est.

Per ulteriori informazioni

www.comune.torino.it

Video a cura di Fabio Abati.

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