Riace | Paese dell’accoglienza

  • Associazione Città Futura G. Puglisi

    Associazione

    Riace (Reggio Calabria)

Redazione

Riace è un piccolo borgo calabrese, spopolato da diverse ondate emigratorie, tanto che le case rimangono disabitate, per lo più abbandonate. Il paese, come tante altre realtà del Sud e della Calabria, tra latifondismo agrario e politiche clientelari vede morire nel tempo il suo tessuto sociale ed economico. Alle questioni sociali si aggiunge l’arrivo, dalla fine degli anni ’90, di migranti in fuga dal sud del mondo. Da vincolo, il problema diventa volano di risveglio della comunità locale. Attorno alla presenza dei migranti, infatti, si viene un po’ per volta a strutturare un intervento di accoglienza a più livelli, intervento che fa parlare – in Italia, ma soprattutto fuori Italia – di un “Modello Riace”.

Il sindaco, Domenico Lucano, racconta nel video le tappe principali della storia che prende forma a Riace, facendo di questo paese il “paese dell’accoglienza”.

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Prima di tradursi in una azione istituzionale pubblica, l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati viene realizzata attraverso una associazione – “Città futura” – sorta nel 1999 per iniziativa dello stesso Lucano ed alcuni collaboratori. Già la denominazione dell’associazione - intitolata a don Puglisi, il sacerdote del quartiere Brancaccio di Palermo ucciso dalla mafia nel 1993 – esprime la direzione dell’impegno sociale e politico.

Il sorgere dell’Associazione è preceduto dall’arrivo, nel luglio del 1998, di circa trecento curdi dall’Irak e Afganistan sulle spiagge di Riace, proprio in quel tratto di mare che anni prima - nel 1972 – aveva restituito le due statue conosciute come i celeberrimi Bronzi di Riace (ora custoditi al museo, a Reggio Calabria).

Il punto di forza del “modello Riace” – che diviene azione istituzionalizzata quando, nel 2004, Lucano viene eletto sindaco del paese all’interno di una lista civica - è costituito dal fatto che, localmente, l’accoglienza dei migranti viene vissuta in un’ottica di forte coinvolgimento e corresponsabilità degli abitanti del posto e degli stessi migranti, avviando una integrazione a doppio binario, caratterizzata dalla reciprocità, dal mutuo apprendimento, dalla condivisione di forme nuove di convivenza.

L’impegno primario è rivitalizzare il borgo, rafforzare il tessuto sociale, creare opportunità occupazionali attraverso una politica dell’accoglienza ad ampio raggio che investe il territorio e le sue potenzialità (sociali, economiche, culturali), la storia dei luoghi, le persone che vi abitano o vi transitano. Le principali azioni a tale scopo sono soprattutto la creazione di laboratori e botteghe che recuperano antiche tradizioni artigianali. Il recupero del borgo storico passa anche attraverso la ristrutturazione architettonica delle case (sia per l’accoglienza dei rifugiati che dei cosiddetti turisti solidali), delle porte medievali, dei sentieri con l’acciotolato in pietra.

Riace fa parte della rete Recosol – Rete dei Comuni Solidali. Il comune partecipa (fin dai primi anni ’90) ai bandi del sistema di accoglienza nazionale, raccolti dapprima nel Pna (Piano Nazionale di Accoglienza) e, in seguito, dallo Sprar (Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo).

L’esperienza di Riace genera altre esperienze simili nel medesimo territorio della Locride: anche i comuni di Caulonia e Stignano aprono le vecchie case disabitate. Oltre ad essi, è la stessa Regione Calabria ad essere stimolata da Riace nel presentare una legge regionale sull’ospitalità ponendosi come un esempio virtuoso in tema di accoglienza dei migranti.

Ciò che ripetutamente sottolineano i protagonisti del “modello Riace” è che l’esperienza di questo piccolo paese nasce e continua sulla base di una idea che ha preso forma dentro una rete di persone e associazioni, di impegno socio-culturale e istituzionale, frutto dell’azione di tanti, dentro e fuori Riace.

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