Corna Imagna | Come rifiorisce un territorio

  • Comune di Corna Imagna

    Istituzione

    Corna Imagna (Bergamo)

Redazione

Quella di Corna Imagna è una storia virtuosa che ci insegna innanzitutto quanto diversi e molteplici siano i sentieri della generatività. Perché in questa esperienza, la linfa generativa si incanala direttamente nell’alveo istituzionale – quello dell’amministrazione comunale – e le trasforma nello strumento di una autentica rinascita comunitaria.

Al centro di tutto c’è un territorio “espropriato”, come spesso accade non solo tra le montagne ma ovunque si venga a creare, per ragioni anche molto diverse, una profonda disarticolazione anche fisico-geografica tra il luogo e i motori di vita delle persone che vi risiedono. Ed è per questo che la generatività arriva a Corna anzitutto come immaginazione e desiderio, come ricerca di nuove rappresentazioni collettive all’interno delle quali, come in un esperimento mentale e creativo, quelle due dimensioni disgiunte trovino la possibilità di ricongiungersi.

E, come spesso accade nelle esperienze di conversione, o nei cambiamenti di paradigma che sono in ultima istanza un insight, un riorientamento gestaltico, la direzione da prendere o, per così dire la soluzione è già sotto gli occhi, ma per poter essere percepita ha bisogno di un nuovo campo di visibilità che la sappia rivelare ed accogliere.

Nel caso di Corna il nuovo campo di visibilità si dischiude non appena si è disposti a rendersi conto che il futuro di una comunità con quelle caratteristiche non può affatto compiersi entro la prospettiva di una economia mainstream, fondata su parametri quantitativi e standardizzazione dei processi.

Ma tutto questo risulterebbe molto difficile se non sussistesse, contemporaneamente, un altro elemento che vorrei definire “pervicace memoria dei territori”. I territori non dimenticano mai. Perché la cultura, la tradizione, i valori si sono materializzati nel lungo corso del tempo e rivivono nei manufatti, nella tipologia delle forme insediative, nell’architettura, nei camminamenti che attraversano la geografia dei luoghi. Una memoria di pietra e di terra che chiede parola e che prende parola ma solo nella misura in cui ci accorgiamo dell’importanza dei messaggi che potrebbe proferire. I territori pre-generativi hanno in sé qualcosa di surreale, come nella pittura metafisica. Ed è una caratteristica che proviene proprio dalla convivenza spaesante tra temporalità diverse e che scompare non appena l’azione generativa le abbia ricomposte, facendo del presente non tanto la rivincita del passato, ma la riattualizzazione viva di una lezione che si riscopre come ancora significativa. Un tesoro, come direbbe Arendt, cui ora sappiamo dare finalmente un nome e che si fa nuovamente spendibile, superando una lacuna che è anzitutto una strozzatura dei canali linfatici che vivificano un corpo così come una comunità.

Ed è forse per questo che tutto quanto accade sul territorio di Corna ben si esprime con la metafora della rifioritura. E’ impressionante quanto le esperienze di ritorno alla vita si si susseguano con rapidità e naturale continuità, ricomponendosi quasi spontaneamente in una filiera che è anche economica. Ma, come affermano i suoi artefici, un’economia differente o relazionale, la cui autenticità è garantita e tutelata proprio dai suoi intrinseci limiti. Limiti che trovano la propria ragion d’essere nel complesso equilibrio che la genera e la sostiene e che ne fa lo specchio della comunità che la esprime. E che in qualche modo forniscono ad essa il suo stesso sistema immunitario, proteggendola dalle sue (im)possibili degenerazioni. Questo non significa affatto che quello di Corna sia un “sistema chiuso”. Anzi, per poter funzionare a regime ha bisogno di contatto e apertura con l’esterno, anche sottoforma di transazioni economiche. E proprio per questo necessita di “esterni” altrettanto responsabili, che sappiano accostarsi ai prodotti e ai servizi offerti e pensati per loro dalla comunità condividendone pienamente lo spirito. E’ questo il germe che rende forte e fragile ad un tempo la generatività: forte perché ad un tempo contagiosa ma esposta alla capacità di accoglienza da parte di altri.

L’altro aspetto che rende particolarmente significativa e avvincente questa esperienza è che la mobilitazione collettiva che ha portato un gruppo di cittadini a immaginare una nuova, alternativa rappresentazione di sé ha scelto il canale istituzionale per esprimersi; la costituzione di una lista civica e il mandato ricevuto dagli elettori per amministrare hanno fatto di questo “movimento” la forza politica che attualmente amministra il territorio. Qui, nel piccolo laboratorio collettivo di Corna, questa dinamica non sembra come in altri casi paradossale, perché l’istituzione locale invece di agire “dall’alto” continua, paradossalmente, ad agire “dal basso” ed è anzi alla ricerca di un metodo che sappia coniugare, come nella lezione di Dewey, pedagogia e partecipazione che, secondo il filosofo americano, sono le anime stesse della democrazia che tale può essere solo se si pensa processualmente.

Video a cura di Fabio Abati.

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