Five Four Foundry | La rete di impresa internazionale

  • Five For Foundry rete d'impresa

    Impresa

    Brescia

Redazione

La crisi che dal 2008 sta riconfigurando con grandi spasmi il sistema economico globale ha costretto anche tante piccole realtà produttive del nostro Paese ad immaginare nuove soluzioni organizzative per riconquistare un vantaggio competitivo sui mercati. Ciò ha significato adottare una nuova prospettiva e traghettare dalla logica della competizione a quella dell’alleanza.

E’ il caso del percorso intrapreso con coraggio ed intelligenza da una rete di piccole e medie imprese bresciane ed emiliane, Five For Foundry.

“L’idea nasce essenzialmente dalla necessità di superare un momento di profonda crisi del settore e riuscire a far sopravvivere le nostre aziende. Parliamo del tipico tessuto italiano. Il lavoro calava e rischiavamo di perdere importanti fette di mercato. Poiché produciamo prodotti complementari – passatemi il paragone, una azienda produce il bicchiere, l’altra il piatto, l’altra ancora il coltello - ci siamo detti: “Perché non proviamo a proporci insieme ai nostri comuni clienti così da consentire loro di “apparecchiare più facilmente la tavola?”. Un’idea semplice ma in Italia funzionano le cose semplici!” – racconta Vittorio Ori, presidente di FFF e promotore, insieme al collega e amico Enrico Lazzari, dell’iniziativa. “Abbiamo incominciato a condividere gli uffici tecnici, il commerciale e gli acquisti, per vedere di contenere i costi, ma anche per presentarci in maniera più forte all’estero” - conferma Lazzari.

Grazie a questa collaborazione i primi tempi registrano un interessante incremento di fatturato attribuibile proprio alla gestione in rete. Da lì, la decisione di formalizzare contrattualmente l’intesa arrivando alla creazione di una rete stabile che oggi include 12 imprese italiane. Impossibile non immaginare qualche resistenza, soprattutto avendo in mente la realtà delle PMI. Ori annuisce: “Tutti quanti noi abbiamo capito che se volevamo andare avanti dovevamo cambiare la testa. L’esperienza più difficile è stata proprio quella di far sedere allo stesso tavolo imprenditori che nella vita hanno avuto successo, non solo in termini economici ma di soddisfazioni! Condividere le decisioni non è facile! Le cose hanno incominciato a cambiare quando si è visto che riuscivamo a mantenere i posti di lavoro! A non fare cassa integrazione! Perché siamo tutti molto attaccati ai nostri collaboratori. E noi oggi stiamo cercando personale!”

I vantaggi della rete sono plurimi. Anzitutto, FFF riesce a conseguire significativi risparmi sugli acquisti delle materie prime principali grazie al fatto che gli ordini vengono fatti cumulativamente (3,2% nell’ultimo anno). Notevoli sono i vantaggi anche sul versante commerciale: non solo l’immagine di una rete di imprese è sensibilmente più robusta e convincente di quella di una azienda singola, ma anche gli oneri della partecipazione alle fiere internazionali di settore e alla promozione dei prodotti risultano intelligentemente suddivisi tra i beneficiari. Non ultimo, in virtù del contratto di rete, il fatturato è aumentato del 6% nel 2009; del 13% nel 2010 e del 37% nel 2011. Non male, soprattutto in tempo di crisi.

“Alcuni mesi fa abbiamo avuto l’idea di allargare la nostra esperienza ad aziende straniere. Se per collocare i nostri prodotti nei paesi dell’Est, è necessario passare dalla Germania, perché, allora, non comprendere nella nostra rete delle aziende tedesche? Così abbiamo incominciato a collaborare con alcune realtà del nostro settore che conoscevamo da tempo. Andare a proporre ai tedeschi una proposta come la nostra non è stato semplice. Ci siamo reciprocamente annusati, poi abbiamo incominciato a lavorare. In pochi mesi abbiamo stretto collaborazioni con tedeschi, francesi, polacchi e cechi… Grazie al nostro gruppo loro hanno fatto molto più business, e anche noi, grazie a loro, qualcosa abbiamo fatto!” – continua Ori.

I risultati dell’internazionalizzazione sono andati oltre ogni più rosea prospettiva dimostrando che la strada della rete genera un surplus in termine di valore. Grazie alla rete la singola impresa “vale” di più e può aspirare ad opportunità di business inavvicinabili singolarmente. Il modello collaborativo sta producendo e ridistribuendo valore non solo localmente (si pensi ai posti di lavoro e all’indotto che FFF garantisce nel Bresciano), ma anche in quegli stessi paesi esteri che si sono lasciati coinvolgerei in questa avventura, dove è stato osservato un aumento dell’attivazione di reti con buon prospettive di sviluppo futuro.

L’esperienza pionieristica di FFF ha comunque posto la questione della necessità di mettere a punto nuovi modelli contrattuali in grado di tenere insieme sensibilità eterogenee, garantire semplicità e trasparenza, superare rigidità burocratiche e eccessivi vincoli formali. “Immaginate di andare all’estero a spiegare un contratto di venti pagine! Stiamo cercando di trovare una formula che leghi, ma senza eccessi. Se noi avessimo dovuto firmare i tipici contratti pieni di clausole, noi non ci staremmo mai stati! Ci sono un sacco di cavilli all’italiana! Credo che risolvere questo aspetto sia molto importante” – spiega Ori. Detto altrimenti, vuol dire che bisogna saper gestire il tanto “non scritto”, ovvero la fiducia, base fondamentale per ogni intrapresa e relazione economica, all’estero come in Italia.“Avete messo il dito sulla cosa più complicata…” – sorride Vittorio - “Far dialogare e cooperare persone ed aziende diverse è una cosa molto complicata! Devi avere la conoscenza del prodotto e della proprietà! Su questo è stato fatto tanto. Fin dall’inizio abbiamo profuso tanto in termini di fiducia reciproca”.

All’estero sanno bene quanto il prodotto italiano sia di altissima qualità, tuttavia spesso sussiste il problema dell’eccessiva frammentazione delle nostre forniture. Ci spiegano i dirigenti di FFF: “Fino a ieri producevamo il piatto qui, il bicchiere là – per restare nella metafora - così che i compratori preferivano rivolgersi ad aziende più grosse per apparecchiare la tavola! Oggi ci ascoltano con attenzione perché abbiamo dimostrato che le piccole aziende possono garantire risposte molto rapide, qualità elevata e costi inferiori! Oggi lavoriamo per la Brembo, la Triumph, per la Fiat Stati Uniti, dove noi, prima, singolarmente, non saremmo mai, mai riusciti ad entrare!”

Qual è la sfida più grande? “In realtà la rete è una cosa molto semplice. Solo una cosa è complicata: condividere. Quando però si vedono i primi risultati, è tutta una discesa. Il problema è che siamo sempre pieni del nostro “io”… Io ho un laurea, io ne ho due; io ho i soldi, io più di te; io la casa a Cortina… Per fare una rete bisogna cambiare la testa. E questa l’unica soluzione, se vogliamo andare avanti…”

Video a cura di Matteo Bertoli-BertoliFilm

Allegati