Coclea |Quando l’impresa sociale diventa agente di sviluppo territoriale.

  • Coclea Società Cooperativa Sociale

    Impresa

    San Pellegrino Terme (Bergamo)

Redazione

Non è un tempo facile per chi, come molte cooperative sociali, ha creduto di poter fondare il proprio sviluppo esclusivamente sullo sviluppo di collaborazioni con la PA. Per anni il sistema ha tenuto anche grazie ad un processo di progressiva esternalizzazione di servizi e prodotti (soprattutto in tema di welfare), sul fronte della domanda, e alle innegabili capacità progettuali e all’elevato grado di flessibilità organizzativa e operativa messa in campo dalle cooperative sociali, sul lato dell’offerta. Tale equilibrio, che pareva destinato a durare a lungo, ha condotto diverse realtà cooperative ad adagiarsi progressivamente dentro rapporti sostanzialmente monomandatari con l’ente pubblico, rapporti che oggi – anche alla luce di una crisi che ha accelerato drasticamente un processo di revisione e ridimensionamento della spesa pubblica – mostrano tutta la loro insostenibilità.

Dentro questo scenario spicca per dinamicità e originalità la strategia di Coclea, una cooperativa sociale Onlus nata nel 2006 a San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo.

L’area geografica che li vede nascere e crescere come cooperativa sociale che oggi si configura “agenzia di sviluppo territoriale” è quella dell’attuale Parco dell’Adda che uno dei soci fondatori della cooperativa, Andrea Biffi, così ci descrive, indicandocela sulla cartina: “ E’ questa striscia verde chiaro… Come vedete è un territorio molto stretto e molto lungo. In mezzo ad una metropoli infinita attraversata da arterie ferroviarie e viarie e che tuttavia rappresenta un corridoio ecologico fondamentale per la popolazione di un’area vasta della Lombardia. Rappresenta un luogo fondamentale per la ricerca di natura da parte di persone che vivono in una delle zone più urbanizzate al mondo…”

Un territorio dagli equilibri fragili, apparentemente destinato a scomparire dalla pressione antropica e produttiva, eppure ancora ricchissimo di risorse paesaggistiche, storiche, artistiche da riscoprire, valorizzare, condividere. Continua Andrea: “ In mezzo scorre l’Adda, un fiume importante perché è stato confine per 150 anni tra repubblica e ducato… E’stato il fiume della rivoluzione idrica italiana che è nata effettivamente qui… Quest’area ha dentro di sé una specie di “idea culturale” che abbiamo voluto far emergere, proteggere e valorizzare. C’è un patrimonio culturale notevole, soprattutto rinascimentale, legata alla figura di Leonardo e più tardi alla rivoluzione industriale… Pensiamo a Crespi D’Adda… Ci siamo resi conto che tutti questi elementi rendevano questo spazio un incredibile attrattore rispetto a un bacino d’utenza veramente ampio…”

E’ forse proprio a partire da questa capacità di leggere nelle trame invisibili della vulnerabilità di un habitat le sue potenzialità di sviluppo prende avvio la storia di Coclea, che, come ricorda il suo nome, desidera ispirarsi ad una forma – quella della spirale di Archimede e delle conchiglie dei gasteropodi – dall’equilibrio perfetto, dal lato della natura come da quello della cultura.

Coclea incomincia a progettare e i suoi progetti suscitano interesse, raccolgono consensi e finanziamenti: dal progetto ABcD, il distretto bio-culturale dell’Adda, alla gestione dei servizi di Educazione ambientale del Parco Adda Nord, dal contratto di fiume “Adda Sub lacuale” al progetto Ecomuseo Adda di Leonardo, fino al recente FoGLIE, Fruition of Good Landscape in Interactive Environment. Si passa dal turismo sostenibile alla promozione culturale, a nuove interattive di fruizione territoriale alla informazione scientifica.

Quella di Coclea è una progettazione che potremmo definire “integrale” e che parte da un desiderio di valorizzazione altrettanto olistico, capace di combinare in una interazione inedita e stratificata il paesaggio e la sua organizzazione, la storia industriale, l’arte, l’evasione e il tempo libero.

Emblematica è la capacità della cooperativa di coagulare e far dialogare competenze altamente qualificate ma anche fortemente eterogenee. L’approccio interdisciplinare su cui Coclea scommette diventa la marcia in più che consente di immaginare oltre e diversamente.

Quello della cooperativa è uno sguardo capace di vedere la complessità ed intercettare bisogni altrettanto complessi dentro a ecosistemi sempre più interdipendenti, sofisticati, policentrici ma anche, inevitabilmente, più fragili, esposti, e frammentati e intravedere possibili percorsi produttivi di un valore che riesce ad essere al contempo naturalistico, pedagogico, culturale, economico.

“Credo che quello che sappiamo fare abbastanza bene è leggere i territori, comprenderli, leggerne i bisogni e, avendo un po’ di nozioni tecniche, proporre delle idee efficaci per risolverli aggregando i partner… realizzando quelle partnership che servono per lanciare progetti così importanti…” – racconta Andrea.

Di qui l’assunzione del ruolo di agenzia, ovvero di “agenti” per uno sviluppo territoriale, ovvero di tutti e comprensivo di tutto. Essere agenzia significa anzitutto essere facilitatore di reti e di alleanze per lo sviluppo, riuscendo a far dialogare soggettività diverse - dalle popolazioni residenti alle istituzioni politico-amministrative locali, dai fruitori dei pacchetti turistici e culturali alle imprese - per un bene condiviso che, spesso non si riesce più a vedere. Per questo essere agenzia per lo sviluppo significa non di meno essere portatori di una capacità di visione, prima che di progettazione, per proporre paesaggi umani e naturali riconciliati, combinare locale e sovra locale, articolare in modo inedito le esigenze sociali e culturali con quelle dell’impresa, i tempi della natura con quelli dell’industria.

Queste prospettive – di integrazione, di valorizzazione, di reticolazione - sono anche il segreto degli ottimi risultati di Coclea senza snaturare la vocazione originaria: “Noi abbiamo dato lo stesso peso alle due parole che compongono il termine “impresa sociale”. Ok i valori sociali, ma bisogna essere impresa, imparare ad essere tale, a fare l’impresa. Un’impresa che campa sui finanziamenti pubblici o privati, non produce granché… Noi ci strutturiamo con un duplice passaggio: leggiamo i territori, facciamo i progetti, troviamo i finanziamenti, lavoriamo come agenzia. E’ obbligatorio però che ciascun progetto lasci all’industria - che invece è la parte operativa e gestionale - dei servizi che poi diventano stabili… ” spiega Biffi.

Poi conclude: “Difficilmente è capitato che un progetto non desse origine ad altri progetti a cascata o a degli output imprevisti. Questo, per una questione tecnica, perché sappiamo costruire le architetture necessarie però anche per una questione contenutistica, perché c’è probabilmente un intreccio disciplinare tale che lo consente… Che genera altre cose e che ci permette di dialogare con tutti - perche no? - anche con le imprese… anche quelle fuori dai nostri soliti giri… Secondo me questa è una caratteristica proprio generativa…”

www.coclea.org

Video a cura di Fabio Abati

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