Fondazione Nymphe Castello di Padernello | Quando il bello e l’utile camminano insieme

  • Fondazione Nynphe Castello di Padernello

    Associazione

    Padernello (Brescia)

Di

La vicenda di Padernello, la valorizzazione di questo luogo, le persone che se ne sono rese protagoniste, le scelte che si sono via via messe in campo rappresentano un vero e proprio paradigma di buona economia locale nella sua versione tipica di modello italiano.

A partire dalla valorizzazione di un bene storico-artistico. Il microcosmo che qui si è generato, o per meglio dire “rigenerato”, racconta cose importanti e traccia alcune linee che vanno oltre questa storia particolare. Ma d’altro canto, quando assistiamo alla vita di un microcosmo, al suo prendere forma buona, siamo inevitabilmente chiamati a connetterlo con il macrocosmo. Proviamo quindi a descrivere brevemente alcune caratteristiche che appaiono evidenti nell’incontro con questa bella storia italiana.- Non esiste un bene culturale ed artistico “in sé “.

Esiste nel suo relazionarsi con il contesto (geografia), con un prima un dopo ed un durante (storia), con i simboli ed i significati che rappresenta o che può rappresentare. L’utile ed il bello si sposano: questa è l’origine di ogni durata.- Conservazione e valorizzazione non possono essere disgiunte: se una dimentica l’altra ne abbiamo una perdita di valore.- Non si attraggono persone lontane a gustare di un bene, se di questo bene non abbiamo gustato noi che siamo prossimi a quel bene.- Per dar vita ad una azione generativa servono fede e visione. Qualcuno all’inizio deve dire “io ci credo”. Anche pochi. Segue la paziente capacità di coinvolgere altri, direttamente proporzionata al non far confusione tra cura e possesso. In tal senso “fare con” diventa quasi più importante di “ fare per”.- Nella sostanza un’esperienza istituente di questa natura si muove costantemente su molti piani dentro un’unica ispirazione: culturale, politico, economico, sociale.

Dal punto di vista sociale, si muove dal basso verso l’alto ed in orizzontale. Dal punto di vista politico, introduce forme partecipative nei processi di responsabilità fondate sulla libertà delle persone. Dal punto di vista economico, costruisce le condizioni sia di patrimonio sia di conto economico. Culturalmente, per sintetizzare, sa parlare il dialetto ma anche la lingua colta.

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Essere traumaticamente entrati in un altro tempo storico – e spero dello spirito – è anche provare ad uscire da schemi e strutture che hanno certamente avuto un senso in passato, ma che oggi, particolarmente in Italia, costituiscono un vero problema. L’Italia non ripartirà e non troverà un posto in un mondo profondamente cambiato, se non sarà in grado di rigenerare (ovvero trasformare) le proprie istituzioni – sociali, politiche ed economiche – facendo emergere forme nuove dotate di spirito e di anima.L’alternativa è destinarsi definitivamente (o almeno per molte generazioni) ad essere colonizzati da strutture e culture di altri.

Credere che ci sia un modello italiano che è parte rilevante di un modello europeo richiede però la condivisione di esperienze e riflessioni che aiutino questa fase istituente. Altrimenti il modello italiano rimasto sottotraccia presenta la parte degenerata di sé, moltiplicando consorterie, mafie e corporazioni chiuse ed egoiste. Come la cronaca continua a mostrarci. Non basta cambiare leggi. Questa, ad esempio, è una pratica evidente nel modello italiano. Servono esperienze e qualcuno che le osi per fondare e rifondare istituzioni. Quando si disegnano solo istituzioni e modelli funzionali-istituzionali astratti, in Italia si combinano disastri. Serve un surplus di generosità, a cui tutti siamo chiamati. In questo senso nessuno è escluso dal gioco. Tutti siamo chiamati alla trasformazione. Non aspettandola da altri.

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