Studio A – Serramanna

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Redazione

Studio-A Automazione è una piccola impresa italiana di prima generazione.

Nata nel 2006 su iniziativa di Alessandro Cireddu, ha sede a Serramanna, nel Medio Campidano. In questi anni sono state aperte due filiali, una in Lombardia e un’altra in territorio elvetico, in compartecipazione con un’azienda svizzera.

Oggi l’azienda conta 25 dipendenti, con una media di due assunzioni all’anno. L’età media dei collaboratori è sotto i 40 anni.

L’impresa svolge attività di supervisione e progettazione elettro-strumentale nel campo dell’ingegneria per l’industria, a livello italiano ma soprattutto internazionale. Il fatturato, pari a circa 2.500.000 nel 2015, è infatti per l’80% estero.

L’intento di Alessandro Cireddu è stato quello di riunione in un’unica realtà competenze multiple e complementari che costantemente vengono coltivate per continuare ad essere competitivi e propositivi e intercettare il vasto mercato messo a disposizione da un mondo globale.

Secondo la visione del suo fondatore, l’impresa è anzitutto una opportunità di realizzazione personale. Ne deriva il ruolo sociale dell’azienda nel momento in cui essa diventa un contesto all’interno del quale le persone possono conciliare crescita professionale e crescita umana.

L’impresa si rivela così un’opportunità di sviluppo più ampio, di una intera comunità, di un intero territorio, che vede lievitare la qualità delle sue risorse.

Puntualizza Cireddu:

“Vorrei che le persone crescano. Tutte. Il tentativo che facciamo qui è quello di portare questo al massimo dell’espressione possibile per ciascuna singola risorsa. Ognuno deve arrivare a ottenere il massimo di quello che può, non quello che voglio io, ma quello che lui crede di poter dare. Questo a mio parere porta ad aumentare l’autostima delle persone. Oggi c’è un grande problema di autostima tra le persone qualificate. (…) Persone che non hanno mai osato darsi una possibilità perché non si sono mai potute esprimere. Io sono andato alla ricerca di quelle persone che umanamente e professionalmente mi convincevano e a loro ho messo tra le mani grandi responsabilità. Non mi sono mai pentito.”

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Alessandro ha voluto impostare la sua impresa come un open space. Ci sono ruoli e una struttura chiara a livello decisionale ma ogni scelta, anche quella economica, viene condivisa e il livello di corresponsabilità è particolarmente elevato. Questa impostazione è risultata essere vincente soprattutto all’arrivo della crisi. Non è un caso che sia proprio nel 2009 che Alessandro capisce che “l’impresa c’è”.

L’azienda va avanti quando le persone diventano l’azienda”, afferma Cireddu.

Concretamente ciò ha significato credere nei collaboratori e affidare loro responsabilità importanti, nella gestione dei rapporti con i clienti, come nella formulazione di contratti decisivi per la crescita dell’impresa.

Ne deriva soddisfazione per il proprio fare, ma anche la serenità di poter lasciare andare quanto si è messo al mondo: “Io sono sereno sul fatto che, se anche domani io dovessi ritirarmi, questa realtà può andare avanti. Che è quello che in realtà mi preme di più”.

Molto forti sono le radici dell’impresa, innestate in una terra bellissima ma complessa a causa del suo isolamento e della difficoltà di unire le forze. Questo ha portato Studio A a farsi promotore di due movimenti.

Il primo è il progetto, ancora in fase di sviluppo, di Serramanna Imprese, una rete di aziende locali tra loro interconnesse da legami di scambio di servizi e prodotti ma anche dalla condivisione di una riflessione più ampia sulla vocazione locale. L’idea è di riuscire a superare la cronica frammentazione del tessuto imprenditoriale sardo e avviare un sistema sinergico e non antagonistico: “Quando ho aperto l’azienda, se insieme a me ci fossero stati altri 20, 30 ragazzi della mia età e ci fossimo messi a pensare tutti insieme ognuno una sua avventura, le opportunità per tutti si sarebbero ingrandite in maniera esponenziale!”

Il secondo percorso si lega all’iniziativa di Marcello Carlotti, antropologo di origine sarda rientrato dopo un periodo di lavoro in Israele, ideatore del progetto di ricerca INVERITAS. L’obiettivo è la ricostruzione di uno scenario imprenditoriale locale, a partire dalla realizzazione di alcuni documentari che contribuiscano a diffondere in modo autentico le migliore realtà sarde, così da creare “valore dai valori”. Cireddu è uno dei primi sostenitori di questo modo innovativo di comunicare che genera uno spazio di interrogazione in qualche modo resistenziale al flusso indistinto e irriflesso delle cose.

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L’intuizione di Carlotti è pienamente appoggiata da Alessandro per il quale è necessario lasciare una “testimonianza” del suo operare che costituisca un’occasione per chi seguirà di capire valori e disvalori, passi in avanti ed errori. “Vorrei arrivare a dire che le cose vanno avanti perché qualcuno sacrifica la sua vita, eliminando spazi alla famiglia, e con tante difficoltà riesce a mettere in moto qualcosa che rimane… C’è un investimento enorme…”.

Statistiche, numeri sono disponibili, ma insufficienti. Difficilmente troviamo qualcosa sul motore che ha spinto gli imprenditori, cioè l’etica. Alessandro ne è convinto: “L’imprenditore non ha in testa solo i soldi. Questo è un mito da sfatare.”

Si comprende così l’immagine del “quarto figlio” con la quale Alessandro descrive la sua relazione con l’impresa: “E’ a prescindere da quanto guadagno. E’ una cosa di cui mi occupo e mi piace l’idea che attorno ad essa si facciano progetti, che le persone stiano crescendo. Ogni tanto organizziamo una cena con tutti i collaboratori e vedo quante persone ruotano e fanno girare la loro vita attorno a questa esperienza… Questa è per me la cosa più gratificante!”

Oggi la sfida più grande per un’impresa è tenere aperto il futuro. Il fattore tempo è cruciale nella vita di un’impresa ma è necessario presidiare questo rapporto per non restare schiavi di una logica del breve termine. Così racconta Alessandro: “Chi ha un’impresa non può fare a meno di fare i conti con il tempo, ma questo concetto di tempo sta schiacciando le imprese, il nostro modo di vivere perché misuriamo le cose dentro una visione temporale troppo limitata.”

E’ nuovamente il 2009 l’anno della crisi ma anche del salto in avanti: “Quando la crisi è arrivata c’è stata questa cappa di paura e abbiamo rischiato di entrare in una spirale di immobilità. Proprio in quel momento io ho capito che dovevo porre delle basi più lunghe per la mia impresa.(…) Noi non siamo un’azienda fine a sé stessa. Siamo un progetto a lungo termine che vuole costruire qualcosa nel nostro territorio e durare nel tempo.”

www.studio-a.org

www.inveritas.it