Dotti
29 Aprile Apr 2013 1452 6 years ago

Welfare: paradigma del cambiamento possibile – parte 5

Di

Investiamo nel futuro

Il terzo passaggio del complesso rapporto fra Welfare ed economia è ancor più decisivo. Siamo sicuri che il welfare significhi solo spesa e non anche costituisca una fonte di risorse? E al tempo stesso un ambito di investimento significativo?

Mettiamo da parte i luoghi comuni e le mezze verità che ormai sono generalizzate all’insegna spesso del pensiero unico. Proviamo a pensare al “guadagno” come a un concetto che eccede il semplice conto economico e monetario. Immaginiamolo come un risultato che va valutato in termini anche monetari e sociali, ma soprattutto di coesione, di prospettiva sociale, di realizzazione individuale e di soddisfazione. Valutare l’economia in un’ottica più articolata e comprensiva (è del resto il suo antico e più vero significato) vuol dire mettersi nella condizione di esprimere un più equilibrato giudizio sull’efficienza e l’efficacia delle scelte anche per quel che riguarda il welfare. Vuol dire quindi poter valutare quanto renda un investimento in termini economici, di quanto si abbassa con quella scelta la quota del bisogno, di quante sinergie si creano, quali effetti a catena possono essere suscitati e con quali risultati finali.

Riprendiamo l’esempio dei condomini della modernità, dell’apporto che gli architetti possono dare (e tardano tuttavia) allo sviluppo di una visione integrata e più rispondente ai bisogni di lungo e lunghissimo periodo. Si diceva prima degli spazi comuni. Andiamo oltre. I giovani abitanti di oggi potranno avere domani bisogno di un assistenza personale, di una badante. Non è improbabile che, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratti di una necessità diciamo intermittente, che cioè possa crescere in concomitanza con specifici problemi, diminuire con il sopraggiungere della routine. Tornerebbe con l’aumento della speranza di vita e il miglioramento della qualità del vivere. Non si vivrà insomma solo più a lungo: si vivrà tendenzialmente meglio, complici anche le nuove tecnologie e la moderna medicina. Varrebbe la pena di tenerne conto progettando il palazzo? Certo che sì, ma come? Ad esempio – oltre alla lavanderia, a bagni assistiti comuni – pensando a dove ospitare la futura “badante di condominio” e a come immaginare la compartecipazione dei condomini all’investimento. Una partecipazione che potrebbe essere diversificata a seconda dei momenti e delle fasi dell’esistenza di ciascuno. Soluzioni di questo genere arricchirebbero il panorama dei servizi possibili, ampliando la gamma e facendo dell’auto-organizzazione un principio concreto e applicabile.

Fra l’altro prospettive di questo genere darebbero concretezza alla funzione sociale dell’amministratore. Consentirebbero un significativo risparmio per le casse pubbliche (anche in presenza di incentivi per sostenere la realizzazione degli spazi comuni) e sosterrebbero con forza l’urgenza di un cambiamento che bisognerà fare quanto prima. Oggi una persona o al più una famiglia possono assumere una badante. Domani potrebbe essere una associazione, una cooperativa sociale, un condominio appunto.

Qualcuno probabilmente obietterà che in questo modo si istituzionalizza il fatto che l’assistenza è sempre più anche un fatto privato, che la cura specialmente svolta all’interno delle abitazioni fatalmente è destinata a gravare significativamente sulle famiglie, che così lo Stato si defila ancora di più.

Ma non è già così forse? La spesa per le badanti anche oggi è solo in parte finanziata dall’assegno di accompagnamento. Il resto è provveduto dalle pensioni e dai risparmi, oltre che dal contributo dei figli. Con la differenza che oggi è tutto in carico allo stesso nucleo familiare (che non ha nemmeno degli sgravi per questa spesa e che spesso non ha altra scelta che sostenerlo in nero), mentre domani – mutualizzando il bisogno e condividendo la soluzione – potrebbe essere possibile investire ciascuno una quota sostenibile ed equa, essendo per di più nella condizione di riuscire a rispettare senza fatica il contratto collettivo nazionale di lavoro e i diritti delle persone.

Insomma prevedendo, mutualizzando, lavorando d’anticipo e in sinergia permetterebbe di pagare il giusto e alla luce del sole. Non è poco. Se poi ci abituassimo tutti a pensare oggi quel che accadrà di noi fra 50 anni e quindi a strutturare forme di risparmio e di investimento che prevedano forme di servizi, il passaggio potrebbe essere più naturale e meno oneroso per gli individui e le famiglie.

Anche questo poco però richiede un cambiamento di mentalità molto grande e che riguarda moltissime centinaia di migliaia di persone. Ammettiamolo: siamo tutti assuefatti al meccanismo per cui, volendo far fronte ai problemi, di drenano risorse da una diga regolata dal potere pubblico. Uscire da questo meccanismo e da questo automatismo non è semplice, ma è doveroso. Da parte sua lo Stato adesso deve creare le giuste condizioni perché questa assunzione di responsabilità collettiva possa avvenire nei modi corretti e il più equamente possibile. Condizioni che hanno a che fare con il livello salariale, con il potere d’acquisto delle famiglie, con la loro capacità di risparmio in termini di investimenti assicurativi per il futuro. Tutti nodi che ovviamente vanno affrontati in modo sinergico e convergente perché costituiscono le necessarie premesse per una gestione associata delle famiglie e delle associazioni delle badanti come quella di cui si discuteva poc’anzi.

È una soluzione fra le molte possibili che ha il pregio di spiegare con chiarezza un passaggio fondamentale: per governare il welfare nella modernità occorre immaginare un altro ordine delle cose, pensare a nuove forme dell’abitare che si traducono in nuove forme della socialità. Di conseguenza occorre pensare a una prospettiva differente dal passato, con le amministrazioni locali che accompagnino e favoriscano queste trasformazioni e non si focalizzino solo su soluzioni uniche, secondo una impostazione che dobbiamo rapidamente lasciarci alle spalle. È nella pluralità delle proposte, dei soggetti proponenti, dei contributi che si possono delineare percorsi capaci di soddisfare le esigenze contemporanee.

5-FINE

Johnny Dotti