COSTELLAZIONI (7)
6 Febbraio Feb 2017 1515 2 years ago

Umanoidi

Costellazioni

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Ci sono fenomeni che avanzano quasi inesorabili nei processi sociali, culturali ed economici i corso. Fenomeni che osserviamo con un certo fatalismo, anzi che segnano il “ progresso” della nostra civiltà.

Fenomeni che si sottraggono alla discussione pubblica, al vaglio critico proprio perché si impongono all’immaginazione collettiva come segni di “ innovazione” e di “ evoluzione”.

Uno di questi fenomeni in rapida espansione è l’entrata delle macchine robot umanoidi nella nostra vita quotidiana. Una delle tante varianti dell’incessante ed invadente influsso della tecno-crazia nelle nostre vite, che si regge sul grande mito scientista che tutto avvolge.

Questa estate sono state dedicate dai più diffusi quotidiani italiani intere pagine a questa nuova tecnologia.

Pagine trionfanti, che hanno illustrato gli indubbi vantaggi di questo nuovo fenomeno con cui faremo tutti quanti abbondantemente i conti nel giro di pochi anni.

Una gigantesca celebrazione della funzionalità, dell’efficienza/efficacia ( leggi: economicità) di questa nuova tecnologia.

Nessuna traccia di uno straccio di riflessione sul “senso”, su come cambieranno le nostre relazioni, su cosa vorrà dire concretamente la nostra vita se messa in contatto costante con questi “ automi”.

Ne scrivo in questa rubrica per due ordini di motivi. Il primo perché l’inserimento di questa “innovazione” è previsto massicciamente in molti comparti del welfare ( sanità, assistenza, servizi ausiliari…); il secondo perché tre anni fa ho avuto modo di visionare dal “vivo” i prototipi di questi robot e di conoscere ed incontrare gli scienziati ( veri propri monaci autistici) che ci si applicano e le istituzioni che li finanziano.

Nel primo caso è evidente che si assisterà ad una graduale e massiccia sostituzione delle funzioni oggi svolte dalle persone nelle diverse organizzazioni ( pubbliche, profit, non profit). In fondo si riprodurrà nei servizi ciò che abbiamo visto succedere nella manifattura nel corso dello scorso secolo. Più il sistema di welfare è stato proceduralizzato, funzionalizzato, specializzato, più grande sarà lo spazio di sostituzione dei robot.

Forse è il caso di riflettere su ciò che stiamo facendo e di cambiare finchè siamo in tempo.

Nel secondo caso confermo che la “macchina” è molto avanzata e fin anche portatrice di un inquietante fascino. Confermo il completo vuoto di pensiero culturale, politico, spirituale. Molti conti economici sono invece stati fatti. E i conti tornano.

Forse è il caso che i diversi attori del welfare, se non si vogliono solo trovare a fare partite difensive di retroguardia tra pochi anni, siano meno autocelebrativi, cerchino dialoghi al di fuori dei loro stagni specializzati e riempiano la parola “ innovazione” di contenuti concreti e meno retorici.

Forse.