COSTELLAZIONI (4)
25 Marzo Mar 2017 1513 2 years ago

Per un servizio civile generativo

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Credo che molti di noi abbiano accolto con grande gioia e soddisfazione l’emanazione del decreto legislativo che da forma compiuta all’istituzione del servizio civile universale contenuto nell’articolo 8 della legge 106/ 2016.

La strada tracciata è una buona strada. Contiene tutti gli elementi per rendere questa esperienza un momento importante della vita delle persone, delle comunità e dell’intero paese. Esprimiamo quindi il nostro ringraziamento a chi ha promosso e seguito questa importante innovazione di civiltà.

Adesso bisogna continuare a costruire con coraggio e lungimiranza su questa strada.

Se veramente vogliamo che questa esperienza sia “universale” e persegua, come cita l’articolo 2 , “ la difesa non armata e non violenta della patria, l’educazione della pace tra i popoli e promuova i valori fondativi della repubblica”, la chiave di lettura che va perseguita e culturalmente diffusa è quella di interpretare il servizio civile come un vero e proprio rito iniziatico.

Due elementi appaiono essenziali nelle iniziazioni: l’ingresso in una comunità e l’ingresso in un mondo di valori spirituali in vista di una vita e di una missione. La nostra società moderna ha dimenticato l’importanza della iniziazione, ma è evidente nella vita di tutti come sia necessario recuperarne il senso nel momento di passaggio dalla vita adolescenziale/ giovanile alla vita adulta.

Nello sforzo dell’uomo alla ricerca del senso della sua vita e del mondo, il rito è uno strumento indispensabile. Come dice magistralmente Julies Ries: “Quando si dice iniziazione, si intende ingresso, tirocinio, inizio di una esperienze destinata a continuare ( anche solo interiormente). Attraverso l’iniziazione si opera un passaggio da uno stato ad un altro, da uno stadio di vita ad uno nuovo, da un genere di vita ad un altro. Tale passaggio ha uno scopo di realizzare un tipo di comportamento che rimarrà poi un dato essenziale nella vita e nell’esistenza della persona.”

Servono quindi comunità di adulti che assumano questo compito nei confronti dei giovani. Gli ingredienti nella legge ci sono tutti. Solo per citarne alcuni: un tempo di impegno esistenzialmente adeguato ( 8/12 mesi), la dimensione locale ed europea, l’apertura ai giovani stranieri, la possibile autogestione finanziaria dei soggetti proponenti, la significatività pluralistica degli ambiti d’intervento…

Spero di poter tornare in seguito su ognuna di queste determinanti caratteristiche.

Resta il fatto che se le comunità non si attiveranno da protagoniste in questa direzione, al di là di lodevoli e singole eccezioni, assisteremo ad una “nuova” forma di ammortizzatore sociale e di tappabuchi organizzativo.

Spero vivamente che prevalga in tutti noi (a partire dal terzo settore) il gusto della generazione di nuovi legami e nuove forme di corresponsabilità, di cui abbiamo estremo bisogno: i giovani e la società tutta.