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27 Luglio Lug 2017 1531 4 months ago

Il Modello 6+6x6

Di

Antonio Silvio Calò

L’ha battezzato Modello 6+6x6 e nasce da una esperienza concreta che dura ormai da due anni. Si tratta di un modello elaborato dal professore Antonio Silvio Calò a partire dalla decisione di accogliere nella propria famiglia di sei persone sei profughi provenienti dal sub-Sahara raddoppiando così il numero dei suoi componenti (da sei a dodici, ecco spiegato un primo significato del 6+6). L’esperienza, nata in un contesto domestico, si è presto trasformata in un laboratorio fino ad assumere la forma di un modello la cui applicazione potrebbe trovare ampia diffusione.

Di seguito la lettera programmatica del professore Antonio Calò contente le linee guida e la sfida del modello.


<< Cari concittadine e cari concittadini, gentile governo, gentile Europa si abbia finalmente il coraggio di chiarire come stanno le cose sulla questione profughi e si abbia anche il coraggio di una proposta seria, concreta, per iniziare a creare i presupposti di una soluzione reale.

Proviamo a spiegarci.

Oggi tutti si agitano, italiani ed europei, per il numero degli sbarchi…sbarchi di profughi provenienti gran parte dal sub-Sahara…come se non si potessero monitorare tutti gli spostamenti in Africa e gli addensamenti di persone disperate che si stanno accalcando sulle coste della Libia…ma non scherziamo!!! In questo mondo tutti sanno tutto.

Ormai si conosce anche il numero di scarpa del singolo cittadino tramite la tecnologia, i satelliti, i droni e tutto il resto e ci vogliono far credere che non si conosce la situazione reale dell’Africa degli ultimi giorni, mesi, anni, almeno dieci anni…ma non scherziamo!!!

L’Africa è un continente instabile ( e quando si dice Africa si include anche la Libia ), politicamente, economicamente, socialmente, militarmente e anche purtroppo climaticamente parlando.

Dobbiamo aver il coraggio di farci delle domande chiare e precise.

Chi dei paesi occidentali, aggiungendo anche la Cina, vuole veramente l’Africa libera? Chi? Chi la vuole veramente libera politicamente, economicamente, culturalmente e militarmente? Voglio proprio vedere cosa rispondono i soloni della politica e dell’economia italiana, europea e mondiale…

Paradossalmente anch’io sono per riportare tutti gli africani nel loro continente…ma ad una condizione: che anche tutti gli europei e il ‘mondo intero’ se ne vada dall’Africa, via con tutti i loro interessi e le loro false collaborazioni.

Proviamo a domandarci: come sta in piedi la nostra famosa globalizzazione, il nostro mercato unico mondiale? Non prendiamoci in giro.

Quello che ci resta da fare è allora accogliere tutti? No.

Ma certamente bisogna agire pensando che finalmente il ‘ricco mondo’ ( non siamo forse noi a misurarci con le classifiche dei paesi più industrializzati, più ricchi con il Pil in crescita ecc…) impari a condividere con chi non ha proprio nulla. Tutti parlano di crisi…ma questa va rapportata al nostro vecchio modello…o forse sarebbe più corretto, visto la famosa globalizzazione, che venisse rapportata al mondo…e allora ci accorgeremo che siamo sempre e comunque ‘ricchi’…perché non credo che in Italia e in Europa si viva come in gran parte dei paesi africani. Certamente ci sono milioni di poveri anche in Italia e in Europa che bussano alla nostra porta…ma quanti di noi son disposti ad aprirla e l’hanno aperta. Quanti di noi sono disposti a condividere la propria ricchezza anche con confratelli europei bisognosi? Dico questo perché tutti sbraitano che bisogna aiutare prima, gli italiani, prima gli europei …ma quanti di questi personaggi lo stanno facendo concretamente, ospitando nelle loro case?

C’è un mondo che bussa alla porta è il mondo dei poveri, italiani europei ed extra-europei…tutti uguali… chiedono di partecipare ad un benessere che è comunque figlio di questa globalizzazione…e quindi dovrebbe essere a portata di tutti…anche per loro.

Quando ci fa comodo siamo globali, quando non ci garba siamo molto ‘locali’. Mettiamoci d’accordo una volta per tutte.

Se vogliamo questo mondo fatto di tecnologie e possibilità illimitate di movimento dobbiamo accettare che tutto è interconnesso. Facciamo solo un esempio: l’Italia, quali fonti di energie primarie necessarie ha per poter sostenere questo modello autonomamente? Dove sono in Italia il petrolio, il gas, e i minerali necessari allo sviluppo dei mille componenti e oggetti che usiamo quotidianamente? Facciamo ridere…anzi piangere.

E allora due sono le azioni necessarie:

1) avviare da subito come Europa e non come singoli stati Italia, Spagna, Francia, Germania ecc…un progetto di collaborazione/protocollo/piano Marshall ( chiamiamolo come vogliamo ) con l’Africa, di ampio respiro, che sia di pari vantaggio, per gli stati africani e per l’Europa. Con tempi necessariamente molto lunghi, almeno dieci anni. Pensare che nel giro di poco tempo si possa risolvere una questione di questo genere è da ignoranti, da incompetenti o ancora peggio da persone che sanno ma per interessi particolari depistano le informazioni, le sporcano, perché nella melma tutto è possibile. Una responsabilità gravissima che alimenta da anni anche pensieri e azioni politiche altamente nocive per il bene comune.

2) avviare contemporaneamente all’azione sopra illustrata una programmazione e progettazione unica per l’Italia e per l’Europa che comprenda le tre azioni fondamentali oggi necessarie per poter costruire un sistema di accoglienza e graduale inserimento dei profughi serio:

a) salvare il profugo, il migrante in pericolo di morte, sia questo avvenga in mare che su altri contesti;

b) accogliere in una fase iniziale queste persone disperate e certamente provate;

c) avviare una fase a tappe per un graduale inserimento nel nostro o in altro territorio oppure per motivi ben specificati far rientrare queste persone nei rispettivi paesi di provenienza perché soggetti pericolosi o non disposti ad accettare il programma loro proposto di possibile convivenza costruttiva.

Questa seconda fase è quella che si può subito attuare e che chiaramente crea i presupposti per una proficua prima fase. Per far questo bisogna proporre e se necessario imporre un ‘modello unico’ di accoglienza che si possa applicare in tutti i paesi europei, in primis in Italia, per i motivi che ben conosciamo.

Il modello è stato denominato ‘6+6x6’ per semplificare le indicazioni di attuazione.

Tutto nasce da una esperienza concreta che dura ormai da due anni, dall’8 giugno del 2015. Una famiglia di sei persone decide di accogliere, nella propria casa, sei profughi provenienti dal sub-Sahara ( ecco un primo significato del 6+6 ). Una esperienza nata all’interno di una famiglia che ben presto è diventata un laboratorio e poi pian piano si è trasformata in ‘modello’. Un modello che poi si è pensato di trasferire fuori della famiglia, perché è diventato chiaro che la famiglia è l’eccezione che conferma la regola che a questo punto non può che essere altro ( come vedremo in seguito ).

Partiamo dal presupposto che uno Sato serio ( e noi crediamo anche una Europa seria ) possa/debba adottare un unico modello, per tutto il proprio paese/territorio ( con chiaramente le particolarità e le adattabilità del caso, date anche dal buon senso ), di accoglienza e di graduale inserimento per la questione profughi/migranti.

Di conseguenza si arriverà velocemente all’approvazione di una legge che regolerà tutte le questioni riguardanti il tema dell’accoglienza su un piano legale, organizzativo e amministrativo ( se si vuole si può…il problema è che manca una vera volontà politica a lungo raggio e quella che c’è è solo guidata dai sondaggi e dalle votazioni dietro l’angolo ). Certamente bisognerà tener conto anche delle norme europee e internazionali. Ma su questo fino ad ora il rischio è l’esatto contrario perché i principi sono belli finché son scritti poi quando bisogna applicarli nella realtà diventano ‘pesanti’, diventano ‘costosi’ su un piano sociale, economico ma soprattutto politico.

Bene adesso descriviamo tutte le fasi del modello ‘6+6x6’:

-1) una volta salvati i profughi nel giro di una settimana verranno collocati in nuclei al massimo di sei persone su tutto il territorio nazionale, con questo criterio: sei profughi massimo per ogni comune di 5.000 abitanti, 12 profughi, cioè due nuclei di sei, per i comuni con 10.000 abitanti, 18 profughi, cioè tre nuclei di sei, per i comuni con 15.000 abitanti e poi così di seguito a seconda delle necessità ( ecco l’altro significato del 6+6 ). Ogni nucleo avrà vita autonoma presso un appartamento o bifamiliare o casa e dovrà gestire un bilancio di 5.400 euro al mese che sono il frutto di 30 euro al giorno x 30 x 6 ( dopo vedremo come dovranno essere impiegati questi soldi ). Ma è già chiaro che con un bilancio di questo genere c’è poco da guadagnare. Eliminiamo così subito certi foschi appetiti. Tutto sarà molto chiaro. La gestione sarà sotto il controllo dello Stato tramite i Comuni e non le cooperative che al massimo si possono inserire in determinati casi particolari come supporto.

-2) un periodo di tre mesi dove si cercano di ricucire le ‘ferite’ che i nostri soggetti hanno subito durante il viaggio di avvicinamento al nostro paese, ma soprattutto dopo la permanenza nei campi di detenzione in Libia. Una ‘ricostruzione’ doverosa a cui si aggiungeranno tutta una serie d’informazioni di carattere tecnico, ma non solo, anche sociale e culturale, atte a dare una prima idea ai nostri ‘ospiti’ di dove sono. Alla fine di questo periodo particolare di attenzioni si presenterà a tutti, indistintamente, un progetto di possibile inserimento nello stato in cui si trovano ( o vengono destinati ). Un progetto a tappe che dura al massimo due anni così suddiviso: a) tre mesi di accoglienza, ricostruzione e preparazione; b) un anno di scuola obbligatoria ( nove mesi ) e di attività che aiutano ad un graduale inserimento ; c) sei mesi di tirocinio professionalizzante obbligatorio per imparare una possibile professione, ma anche le modalità concrete di chi vuol lavorare nel paese che lo ha accolto; d) una volta trovato il lavoro, sei mesi di prova.

Chi non accetta questa proposta verrà rimandato indietro, al paese d’origine, perché vengono meno i presupposti per un graduale inserimento. Questa operazione di rimpatrio verrà eseguita non dai singoli stati ma dall’Europa che avrà finalmente avviato, nella prima fase prima descritta, al primo posto un’azione che contemplerà l’apertura di ambasciate europee in tutti gli stati africani.

3) come si svolgerà il periodo di scuola e altro? Così sarà organizzata ogni settimana: lunedì, martedì, mercoledì e giovedì alla mattina scuola per tutti: italiano, inglese, matematica e geo-storia, quattro ore ogni giorno; il lunedì e il mercoledì pomeriggio un insegnante riprenderà il tutto e sarà di aiuto; il mercoledì pomeriggio per tutti ci sarà un incontro settimanale con lo psicologo per terapie di gruppo e per i singoli; giovedì pomeriggio per tutti attività sportive; venerdì mattina per tutti quelli che sono credenti nell’islam sarà data la possibilità di frequentare la moschea; il venerdì pomeriggio e il sabato saranno impiegate per attività di volontariato sia in comunità che in parrocchia, per tutte quelle famiglie bisognose di certi servizi; la domenica giornata di riposo. In questo modo non avremo più persone che gironzolano senza un senso, persone che passano il loro tempo senza uno scopo, che s’immiseriscono, che si abbruttiscono anche nello spirito.

4) la richiesta di un tirocinio professionalizzante deve tener presente tre elementi fondamentali: a) quando si chiede all’azienda di poter svolgere questa attività bisogna essere certi che non ci sia nessun italiano o europeo disposto a farla. Nel caso ci fosse, la priorità sarebbe data sempre all’italiano o europeo; b) è importante accertarsi anche che l’azienda correttamente con l’entrata di questo nuovo soggetto non vada a coprire dei part-time o altre figure giuridicamente scoperte o peggio non sfrutti la persona; c) il tirocinio deve sempre contemplare una figura che faccia da tutor, affinché sia un periodo efficace.

In questo modo non meravigliamoci se poi dovessimo scoprire che ci sono tanti lavori così detti umili ma necessari nei cicli lavorativi che nessuno di noi italiani/europei vuole fare.

5) il periodo di ricerca del lavoro è facilitato da due elementi: primo, l’azienda che ha accettato il tirocinante potrebbe scoprire alla fine dei sei mesi che il soggetto è utile alla propria causa e potrebbe metterlo in prova; secondo, tutte le aziende coinvolte nei tirocini rilasciano alla fine un documento dove in modo dettagliato si parla del soggetto e si descrivono capacità, competenze e limiti…tutte indicazioni utili per introdursi nel mercato del lavoro.

6) elemento fondamentale il bilancio, prima annunciato.

E’ semplice: ci sono 30 euro al giorno per ogni ospite, quindi 30 x 30 x 6= 5.400 ( al mese. Questa gestione sarà svolta dal Comune e i soldi giungeranno al Comune ).

Di questi 5.400 euro:

-1.000 euro vanno in spese alimentari, che divisi per 30 giorni corrispondono a 31 euro al giorno che divisi per 6, vuol dire 5,1 euro al giorno a testa a persona;

-1.500 euro vanno per pagare gli educatori/mediatori sempre presenti ( messi in regola dal Comune con i contributi) che aiutano in tutto ( persone adulte del Comune che hanno perso il lavoro, o giovani laureati e no, che stanno cercando un lavoro ). All’inizio, i primi tre mesi, sono previste tre persone per coprire tutte le 24 ore ( chiaramente i singoli operatori saranno presenti in vari nuclei per poter avere uno stipendio regolare ). Poi andando avanti, già con il periodo della scuola si ridurranno a due e infine con il tirocinio professionalizzante in uno. Non dobbiamo mai dimenticarci quanto sia importante la presenza di persone che possano garantire di fronte alla comunità il valore di questa operazione.

-450 euro vanno come ‘paghetta’, per la precisione 2,5 euro al giorno per ‘ospite’, per 30 giorni sono 75 euro moltiplicato per 6 sono appunto 450 euro ( soldi impiegati soprattutto per telefonare ai familiari e per delle necessità personali );

-500 euro vanno per l’insegnante ( insegnante al pomeriggio, del luogo, che riprende le lezioni della mattina );

-250 euro vanno per le bollette e servizi-spese della casa;

-300 euro vanno per la gestione organizzativa-economica da parte del Comune;

-200 euro vanno per le spese sanitarie, per le assicurazioni e per necessità di vario tipo ( iscrizioni ad attività sportive );

-200 euro vanno per l’uso delle auto e per la benzina;

-700 euro ( messa in regola dalla cooperativa quindi con i contributi )vanno per il servizio di una psicologa professionista ( sempre del luogo ) sia operativa per un lavoro di gruppo che per interventi sui singoli ;

-rimangono 300 che nelle nostre intenzioni restano a disposizione-integrazioni alle altre voci e che se non fossero spese vanno a creare un fondo per pagare l’avvocato per eventuali ricorsi, per sostenere la spesa di eventuali viaggi di ricongiungimento al coniuge, o per quando andranno via di ‘casa’ e dovranno iniziare una nuova avventura da soli.

7)perché x6, il motivo di quel x6

Perché ogni nucleo di sei ospiti più gli operatori sarà seguito e accompagnato nel proprio lavoro, nel cammino da una equipe di sei professionisti, un medico, un avvocato, un insegnante, una psicologa, una assistente sociale ed una interprete/traduttrice. Però queste persone non seguiranno solo un nucleo ma sei nuclei, questo affinché siano pagati correttamente come professionisti. In altre parole nei sei bilanci dei sei nuclei come abbiamo già potuto constatare verranno messi in nota le spese dei singoli professionisti che di volta in volta entreranno in opera.

Con questo modello è evidente che potremmo assumere tantissime persone, dagli insegnanti che devono essere presenti nelle scuole alla mattina ( visto l’obbligo della scuola ) a psicologi, avvocati, mediatori ecc…Per non parlare che invitando tutti i nuclei a fare la loro ‘spesa’, fornendosi dalle così dette aziende a Km zero, si muoverebbe una intera economia. E di colpo ciò che sembrava un problema potrebbe essere finalmente visto come una risorsa.

Con questo modello la questione emergenza verrebbe progressivamente cancellata. Perché tutti verrebbero accolti in strutture piccole e gestibili. Tutti i comuni sarebbero in grado di accogliere nelle proporzioni già descritte. Ma soprattutto alla fine dei due anni gli ospiti di un nucleo andranno via in quanto autonomi e si potranno inserire dei nuovi su una struttura già carata e efficiente.

Con questo modello non c’è bisogno di nascondere nulla. Anzi è opportuno che una volta che il Comune abbia stabilito quale edificio/edifici adibire a questa esperienza si coinvolga/coinvolgano il quartiere/i e si spieghi tutto in dettaglio alla presenza degli operatori dell’equipe e dei futuri ospiti. Seguirà una ‘festa dell’accoglienza’ che riporti il tutto alla giusta dimensione.

Gentile Governo, gentile Europa

Questa è la proposta. Proposta già figlia di un vissuto.

Chiedo gentilmente di farne buon uso ( resto a disposizione per qualsiasi chiarimento ). Diversamente fate altre proposte concrete. Ma fatele.

Se non accettate la mia proposta e non avete altre proposte concrete da mettere sul tavolo abbiate il coraggio di dire che non volete fare nulla perché conviene altro, perché ci sono interessi più grandi che noi poveri cittadini non possiamo comprendere.

Se a questa lettera seguirà il silenzio più profondo non meravigliatevi se poi la storia vi chiamerà in causa chiedendovi cosa avete fatto in quel momento quando era vostra la responsabilità. E’ una questione di coscienza…che ognuno risponda alla propria.

Buon lavoro,

prof. Antonio Silvio Calò