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23 Ottobre Ott 2017 1655 28 days ago

I giovani sono convinti: "Sarà un mondo migliore solo se partecipiamo"

Di

CLAUDIO CUCCIATTI

Testimonianze, storie, progetti già avviati, idee per il futuro: "Basta essere passivi e limitarsi alle lamentele, è il momento di investire del nostro tempo per la collettività smettendo di pensarci solo come fruitori di servizi che paghiamo". E' questo il senso e l'obiettivo del primo Festival di Pubblica Utilità, un incontro - oggi, 20 ottobre, a Imola - per approfondire il concetto di "pubblica utilità" e le sue declinazioni nella pratica

Cosa significa fare del bene? In che modo si può aiutare la propria comunità? Chi può farlo e in quale misura? Con le abitudini che si sono adattate al periodo della crisi, con molte amministrazioni che tagliano e cuciono fondi per cercare di garantire i servizi rispettando i bilanci, anche il ruolo del cittadino sta cambiando. Che faccia parte della macchina dello Stato, che sia proprietario di un'attività privata o che si tratti un volontario, vivere meglio è un obiettivo perseguito da tutti.

Ma spesso quello di pubblica utilità è un concetto confuso con i servizi che le istituzioni erogano: la Rai, le Poste, gli autobus. Si tratta invece di due parole che accomunano le realtà, qualunque esse siano, che investono tempo e denaro affinché tutti possano trarne un vantaggio o un miglioramento nella propria quotidianità. È questa la definizione che il 74 per cento del campione - intervistato da Ipsos proprio per il Festival - dà di "pubblica utilità". Per il 14% si tratta dei servizi che lo Stato deve fornire.

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