Avv 40 E Democracy Jpg
22 Marzo Mar 2018 1332 one month ago

Te la do io la e-democracy!

Un viaggio nei tools che modificheranno gli ordinamenti giuridici

Di

Claudia Morelli

La chat bot sulla pagina Facebook del segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, tecnicamente sarebbe un “tool di e-participation”. La piattaforma e il blog del Movimento 5 Stelle è un “tool di decision making non vincolante”, nel senso che non è in rapporto di causa effetto diretto a livello nazionale (come l’e-voting a livello nazionale) ma ovviamente è vincolante al suo interno.

Poi ci sono i siti delle amministrazioni pubbliche, piattaforme di erogazione di servizi, gli Urp digitali, i social dei politici, le app dei Comuni, il crowdfunding delle idee: un mondo digitale che smista richieste, organizza servizi e crea opinioni nel rapporto tra cittadini e potere pubblico. Virtuali? Tutt’altro.

Il digitale sta cambiando anche la fisionomia del potere pubblico, i meccanismi di relazione e rappresentanza politica dei cittadini e anche la erogazione di servizi pubblici.

Si tratta di un “work in progress”; ancora è impossibile capirne esattamente pregi e difetti. Se pensiamo al “caso” italiano dei 5Stelle, chi è “dentro” (nel senso che è iscritto alla piattaforma e partecipa alle attività politiche di promozione di idee, primarie, controllo dei parlamentari eletti) ne elogia (in massima parte, diciamo) l’aspetto fortemente improntato ad una democrazia egualitaria; il Garante privacy però ne ha denunciato l’inadeguatezza nella tutela della privacy e della data protection dei suoi iscritti; gli oppositori politici ne denunciano la mancanza di trasparenza e le decisioni etero dirette.

Cosa si intende per E-democracy. In linea generale possiamo dire, basandoci sull’approfondito studio del Parlamento europeo, che si tratta di forme di partecipazione dei cittadini alla formulazione di decisioni politiche, includendo sia meccanismi formali istituzionali, sia sistemi informali di engagement civico, che avviene attraverso meccanismi, piattaforme, tools digitali. Nonostante le differenze nel coinvolgimento delle persone, un tratto comune dei sistemi di e-democracy risiede nella necessità di contemperare il design delle piattaforme digitali con la inclusività, che si sottrae a una misurazione sulle capacità tecnologiche dei cittadini.

Nel senso che deve essere per data anche approcciando al design della piattaforma e/o tool.

Ed è proprio l’inclusività (o meglio la necessaria inclusività) che chiama in causa il diritto di uguaglianza. E allora la domanda è : come potrà declinarsi in digitale?
Riordinando la letteratura più recente, ma anche basandosi sulla realtà già esistente, gli strumenti digitali attraverso cui può esercitarsi la e-democracy si dividono in cinque categorie, più una che è pervasiva ed a monte.

a) E-consultation. Strumenti di coinvolgimento dei cittadini in vista della assunzione di decisioni pubbliche. Più il processo è trasparente, più i cittadini ricevono feed back precisi sui risultati conseguiti più il sistema è democratico. Ma non sempre questo è garantito.

b) E-petition. Il sistema di petizioni on line è cresciuto in tutta Europa. Ovviamente il successo non è dato dallo strumento, ma dalla capacità delle istituzioni di raccogliere gli input esterni e anche dalle capacità tecnologiche dei proponenti, per mandare a buon fine la petizione.

c) E- deliberation. Sistemi che si prefiggono di essere inclusivi al fine di assumere decisioni votate dal basso. Perché il sistema abbia efficacia, è importante il livello di inclusività che presuppone una formazione “tecnologica-digitale” omogenea dei partecipanti e anche la capacità di “moderare” lo scambio.

d) E-budgeting. Decidere come allocare risorse pubbliche coinvolgendo la collettività sembra una frontiera avveniristica. Tuttavia in alcuni paesi è già una realtà. Questa forma di coinvolgimento non necessariamente modifica il rapporto tra cittadini e potere politico, ma certamente influenza la decisione pubblica. Gli effetti positivi registrati nei casi in cui il sistema è adottato vanno dall’aumento della trasparenza, al miglioramento del servizio pubblico, alla maggiore efficienza delle procedure, una migliore cooperazione tra amministrazioni diverse.

e) E-voting. I sistemi di elezione politica utilizzando piattaforme e sistemi digitali mostra ancora grandi sfide. Sistemi elettorali digitali sono adottati in Svizzera e in Estonia (quest’ultima non a caso soprannominata la Silicon Valley d’Europa per la preparazione digitale dei suoi abitanti e per l’utilizzo spinto di ICT da pare dei poteri pubblici a tutti i livelli). Secondo la valutazione dello studio europeo, i sistemi richiedono ampi margini di miglioramento sotto il profilo non solo tecnologico, ma anche di quadro normativo, sicurezza, trasparenza, supervisione e responsabilità.

Social media e democrazia. L’hard question che, proprio qualche giorno fa, ha posto Facebook (incredibile!). Su tutti i meccanismi digitali di democrazia “diretta” si stende però il manto dei social network. Abituati come siamo ormai a guardarci dalle fake news- soprattutto di matrice politica – non ci rendiamo conto di come l’ambiente social governato com’è da algoritmi non controllabili- se non “corretto” con buon senso e grande uso di senso critico e civico- influenzi brutalmente i nostri pensieri, convincimenti, motivazioni etc etc. Non è solo il “contesto” ma anche la presenza di donne e uomini politici sui social, con i loro account che a volte mischiano e confondono gli aspetti pubblici/istituzionali con quelli provati/emozionali, che deve essere considerato.

Nello studio Ue si legge a chiare lettere che una risposta precisa, sull’effettivo impatto che i social media producono sul livello di democrazia non esiste ancora.

Lo stesso Facebook, nel suo blog, per la serie delle hard question si è chiesto: ma quali sono gli effetti dei social sulla democrazia? Affidando la risposta a personaggi diversi e – per fortuna- di diverse opinioni. Cass R. Sunstein, Professor at Harvard Law School ha risposto con un paradosso: “Are automobiles good for transportation? Absolutely, but in the United States alone, over 35,000 people died in crashes in 2016” (le automobili sono utili come mezzo di trasporto? Assolutamente sì. Ma in Usa oltre 35mila persone sono morte in incidenti stradali).

Esattamente come le auto e per gli incidenti, i social sono utili per sviluppare il livello di democrazia; tuttavia, al contempo, producono “incidenti” che il professore di Harvard considera mortali per la democrazia, come le fake news e la proliferazione di informazioni parziali. Questo, a suo avviso, crea frammentazione, polarizzazione ed estremismo. Sunstein ne ha avuto la prova conducendo un esperimento con gruppi di persone diversi, composti secondo idem sentire diversi, sollecitate ad assumere una decisione . L’effetto finale è stata una radicalizzazione delle opinioni di ciascun gruppo, spostate verso posizioni più drastiche.

E se questo è l’effetto indiretto del funzionamento dell’algoritmo, cosa dire dei bot che su Twitter che generano e retwettano automaticamente tweet con informazioni false?

I casi più significativi di E-democracy sparsi per l’Europa. Lo studio europeo ha selezionato 22 casi di e-democracy, appartenenti alle varie categorie. Per l’Italia è stato esaminato il Movimento5Stelle, che con Podemos e Pirate party Germany rappresentano le “avanguardie” digitali negli organismi parlamentari dei rispettivi Paesi. Il rapporto individua e tratta le caratteristiche della piattaforma Rousseau e le critiche che ha sollevato riguardo alla modalità di “bannare” unilateralmente persone non completamente organiche e all’ “indirizzare” i voti espressi on line verso decisioni “prese dall’alto”.

Messa in dubbio poi dal Garante privacy l’osservanza della normativa privacy riguardo al trattamento dei dati personali degli iscritti alla piattaforma.

“Al netto delle critiche”, si legge nel rapporto “la partecipazione sulla piattaforma è molto estensiva ed ha portato a risultati politici evidenti (rappresentanti del Movimento in Parlamento e negli enti locali).

Oltre pubblichiamo la griglia dei case studies indicati dal Parlamento Ue. E’ interessante notare che vi sono applicazioni sia nazionali che locali, tramite le quali sono svolte diversi tipi di attività: di monitoraggio sulle procedure pubbliche; di indicazione dei temi dell’agenda politica; di assunzioni di decisioni politiche.

Funzioni, tipologie e tools di e-partecipazione

Le caratteristiche del buon funzionamento dei sistemi di E-democracy. L’obiettivo dello studio europeo è quello di rappresentare lo stato dell’arte delle piattaforme e tools esistenti per verificarne la estensibilità a livello Ue e in qualche modo recuperare un gap tra istituzioni comunitarie e cittadini europei e rafforzare, per questo tramite, l’Unione.

nelle istituzioni europee sono già attive alcune forme di e-democracy, come L’Eci (European Citizen’s Initiative, Your Voice in Europe, le petizioni al Parlamento Ue). Ma appaiono prive di efficacia.

In estrema sintesi, facendo tesoro della inchiesta sul campo condotta nei paesi Ue, lo studio evidenzia che un buon sistema di e-democracy dovrebbe garantire:

  1. Una combinazione strutturata tra attività on line e off line;

  2. Un collegamento diretto e riconoscibile con i processi politici volti alla assunzione di decisioni

  3. Una sostenibilità nel tempo del tool, sempre aggiornato e update

  4. Una correlata attività di comunicazione e coinvolgimento (engagement)diretto delle persone

  5. L’assoluta chiarezza e trasparenza della procedura on line

  6. La capacità delle piattaforme, tool etc di favorire la interazione tra le persone

  7. La capacità delle piattaforme, tool etc di favorire la interazione con i responsabili delle decisioni

  8. Fornire feed back effettivi ai partecipanti.

L’e-democracy ha un futuro nelle Costituzioni? “E’ difficile dare una risposta univoca. La democrazia elettronica poggia sul livello di democraticità dei Paesi che è preesistente al digitale. Il suo percorso- semmai- sarà frammentario, per scossoni”, riflette Oreste Pollicino, ordinario di diritto costituzionale all’Università Bocconi.

Continua a leggere su http://www.altalex.com/documents/news/2018/02/15/te-la-do-io-la-e-democracy